C’è un momento, nella vita, in cui tutto sembra sfocato: non sei più dove eri, ma non sei ancora dove stai andando. È in questo spazio sospeso che nasce liminale, il debutto di gommarosa, un EP che non racconta semplicemente un passaggio, ma il modo in cui un passaggio ti attraversa emotivamente. Mentre la vita adulta bussava con insistenza, lei si muoveva tra dubbi, vertigini e un malessere senza nome, difficile da riordinare. Ci racconta che le canzoni sono arrivate così: prima come emozioni grezze, poi come parole che hanno trovato la loro forma solo quando il caos ha iniziato a sedimentare.

Gommarosa nasce dal modo in cui mi pongo nel mondo: mi “deformo” per viverlo a pieno e nello stesso momento lui “deforma” me e tutto quello che ho sperimentato lo riporto nella mia interiorità, elaborandolo e comprendendolo

liminale non procede per capitoli ordinati: è un percorso circolare, un loop mentale che si apre con una domanda e sembra chiudersi con una risposta, per poi ricominciare da capo, come lei stessa ci racconta.


Ciao e benvenuta su IndieVision 🙂 “liminale”, il tuo ep d’esordio, vive su un confine sottile tra conscio e inconscio. Qual è la soglia personale che hai dovuto attraversare per riuscire a scriverlo?
Ciao! Grazie mille per avermi ospitata! Mentre scrivevo “liminale” stavo vivendo a pieno il passaggio verso la “vita adulta”, se possiamo chiamarla così. Stavo iniziando ad avere delle serie responsabilità, sentivo che dovevo cominciare a prendere decisioni per me, ad organizzarmi da sola, ma in tutto ciò non mi sentivo per nulla pronta a questo cambiamento. Dentro di me ristagnava un malessere inspiegabile, che non mi ha certamente aiutata; ero piena di dubbi, domande, soprattutto incertezze e disagi, ma nonostante i miei rimugini e le mie riflessioni non ne trovavo le fondamenta, e questa cosa mi turbava ancora di più. Era come se non riuscissi ad atterrare con entrambi i piedi per terra stando in equilibrio; o mi distaccavo dalla realtà tramite distrazioni o mi affossavo nei pensieri pessimistici. “liminale” è l’esatto specchio di tutto questo, ma l’ho compreso solamente dopo.

Sembra come un insieme di emozioni che prendono forma prima del linguaggio e poi trovano la loro dimensione come canzoni. La tua scrittura nasce appunto dalle emozioni o segue un percorso più razionale?
Di razionale non c’è molto, quasi tutto è stato scritto di getto, solitamente dopo un’esperienza, un vissuto, un sentimento che volevo esprimere a parole. Alcune strofe o ritornelli sono nati dopo che le produzioni erano quasi concluse, ma probabilmente perché non avevo ancora trovato il modo di estraniare quello che volevo dire.

La tua voce è molto delicata e si appoggia su produzioni elettroniche forti, creando un’identità forte. Che tipo di equilibrio cercavi tra questi due poli?
Questa dualità rispecchia il mio carattere e quello dei due produttori, i Demona. Durante la scrittura del progetto abbiamo imparato a conoscerci meglio e a mescolare i nostri gusti e idee, e di conseguenza si è riflesso nella musica.

Musicalmente nell’ep convivono glitch, elettronica e incursioni acustiche. Come decidi quali elementi sonori servono a un brano e quali invece rischiano di appesantirlo?
Principalmente a gusto personale; se una cosa stona o è di troppo si sente, idem se un suono riesce a descrivere e ad accompagnare la voce e il testo. In ogni caso bisogna fare delle prove.

L’ep sembra muoversi come un percorso più che come una semplice raccolta di brani. Quali criteri hai seguito per costruirne l’ordine?
In realtà nessuno, come dicevo durante la scrittura del progetto non ero molto lucida, né pienamente conscia. L’ordine l’ho deciso a sentimento a brani conclusi, e con mia grande sorpresa mi sono resa conto che l’ep finisce con la domanda “dove sono? dove sei?” e sembra ricominciare con una risposta, “indescrivibilmente altrove”. Questo fa capire a pieno il loop mentale che ho vissuto.

Il concetto di liminalità può essere anche un metodo creativo? Ti capita di lavorare proprio su ciò che è in transizione, non ancora definito?
È esattamente quello che ho fatto, quindi si, questo vivere un po’ nel mio mondo mi ha aiutata tanto a livello creativo. Ora mi sento molto più consapevole e centrata, quindi staremo a vedere nelle prossime uscite 🙂

Una curiosità su di te, il nome “gommarosa” richiama una forma che si deforma e poi ritorna. Da dove nasce?
Nasce dal modo in cui mi pongo nel mondo; mi “deformo” per viverlo a pieno e nello stesso momento lui “deforma” me, e tutto quello che ho sperimentato lo riporto nella mia interiorità, elaborandolo e comprendendolo in maniera soggettiva ed oggettiva. Tutto questo però lo vivevo con grande fragilità, sentivo che avevo bisogno di restare raccolta in me stessa, abbracciata da un qualcosa che mi proteggesse, per questo “rosa”.

Per salutarci giochiamo un po’, ti chiedo: se “liminale” fosse un luogo fisico, una sensazione o una scena di un film, e non solo un EP, quale sarebbe lo spazio o il luogo in cui inviteresti chi ti ascolta ad entrare per comprenderlo davvero?
Intanto ti devo dire che è una domanda bellissima! Ed è tanto bella quanto difficile, perché non saprei come poter riportare tutto un percorso ad un solo luogo, reale o immaginario che sia. Mi viene in mente uno spazio ampio, che muta dal pieno sole alla notte, dalla staticità totale al pieno movimento, senza un punto di riferimento, senza individui. In poche parole, un luogo che può richiamare un posto a tutti familiare, ma a cui allo stesso tempo manca qualcosa, facendoti così vivere una sensazione agrodolce che ti avvolge per intero.

Una risposta a “Dentro “liminale”: il debutto di gommarosa tra caos, luce e trasformazione – Intervista”

  1. […] emozioni sono ancora materia grezza. Per un periodo, come ci ha raccontato lei stessa nella nostra intervista dedicata, era come se non riuscisse “ad atterrare con entrambi i piedi per terra stando in equilibrio; […]

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