C’è un momento, nei vent’anni, in cui tutto sembra piegarsi e ricomporsi di continuo: i desideri, le paure, le strade che si aprono all’improvviso. È in quello spazio fragile e luminoso che si muove OCCHI, trasformando l’incertezza in racconto e la leggerezza in una forma di resistenza gentile. Con Origami, il nuovo singolo che segna un altro passo nel suo percorso dopo l’esperienza a Sanremo Giovani, continua a esplorare quel territorio di mezzo dove i sogni sono più grandi dei limiti e le domande non cercano per forza una risposta, anzi: è dal dubbio che nasce il cambiamento.

Se è vero che gli occhi sono lo specchio dell’anima, mi piacerebbe che la musica di Occhi fosse un posto dove ci si possa specchiare e non sentirsi invisibili, ma parte di qualcosa di più grande.

In questa intervista, ci racconta quale domanda lo accompagna da più tempo, come si costruisce una canzone a partire da una sola frase e quale immagine vorrebbe lasciare a chi lo ascolta, quando la musica si spegne e resta solo il silenzio.

occhi intervista indievision

Nel brano “Origami” l’estate dei vent’anni diventa un foglio che si piega e si trasforma. Qual è secondo te la piega più difficile da raccontare della tua generazione?
Secondo me la nostra è una generazione che ha tanti sogni e tanta voglia di fare, però non sempre viene vista in questo modo. Io credo che là ci siano tanti ragazzi della mia età pronti a cambiare il mondo, però spesso che ci guarda da fuori lo fa con uno sguardo giudicante e poco informato.

“Origami” vive in uno spazio tra leggerezza e domande irrisolte: qual è, se c’è ovviamente, la domanda che ti accompagna da più tempo?
Sembra una cosa banale ma è sempre “che cosa farò da grande?”. Perché periodicamente ogni qualche mese la vita mi si stravolge e mi adatto a circostanze completamente nuove, ma per me è un bene: di fronte al cambiamento sono un inguaribile entusiasta, e tendo a vedere sempre il miglior scenario possibile. Poi non sempre si realizza, ma sono abituato a sognare troppo in grande per farmi demoralizzare. 

La tua scrittura sembra semplice ma si percepisce come molto stratificata. Qual è lo strato che lasci per ultimo, quello che decidi solo quando tutto il resto è già lì?
Sulla scrittura sono sempre più certosino, mi piace che ogni parola abbia un senso. Posso anche restare settimane a cercare la parola giusta, che poi immancabilmente mi viene sempre mentre sto guidando. Quindi faccio partire una nota vocale per annotarmi l’dea prima che sparisca. Mi piace che nelle mie canzoni ci siano giochi di parole che, seppur lievi, magari nascondano dei significati che non tutti capiscono. 

Per scrivere hai un processo creativo già delineato o segui di più l’ispirazione o l’emozione del momento?
Mi è rimasta impressa una frase di Post Malone che disse in un’intervista. Gli chiedevano “quando inizia ad esistere una canzone?” E lui ha detto “dopo una sola frase”. E io ci credo tantissimo. Ci sono delle frasi chiave (che non per forza sono quelle che vengono ripetute di più nella canzone o l’incipit del ritornello) che in sé racchiudono già tutto. Tante volte vado in studio avendo solo una frase ma dicendo “ce l’ho!”, ma perché è vero: la canzone è già lì, devo solo tirarla fuori.   

Le tue canzoni parlano spesso di ricominciare. Qual è, secondo la tua esperienza, l’ingrediente necessario per trasformare davvero un cambiamento in qualcosa di concreto nella vita quotidiana?
La certezza che tutto concorre a realizzarti come persona. Esperienze positive e negative sono solo due lati della stessa medaglia che servono a farti diventare una persona migliore. E poi molto spesso dalle esperienze negative si aprono le strade che nascondono le sorprese migliori.

Dopo Sanremo Giovani, cosa hai capito di te che non avevi ancora messo a fuoco? Ad oggi che ne pensi di questa esperienza fatta?
Ho capito che è ok avere un po’ di ansia quando si fanno cose grandi, e che piano piano si impara a fare tutto. Sanremo Giovani è stata un’esperienza che mi ha fatto crescere tanto in pochissimo tempo, e la porterò sempre con me. Sono felicissimo di avere avuto un’opportunità del genere già alla mia età, e sicuramente continuerò a mettermi in gioco.

Stai lavorando al tuo nuovo progetto discografico: qual è l’idea o la sensazione che in questo momento sta guidando la direzione del tuo futuro musicale?
Sicuramente quella di creare un suono riconoscibile e variegato. Come la mia personalità ha tanti lati, così vorrei che fosse la mia musica. Non mi metto nessun paletto nella sperimentazione, questo è il momento in cui voglio ampliare il più possibile la mia ricerca musicale. Poi, a partire da quello, cerco di volta in volta la strada migliore per portare avanti il progetto. 

Per concludere una domanda più sognatrice: quando la musica si spegne e resta solo il silenzio, qual è l’immagine di te che speri rimanga negli occhi di chi ti ha ascoltato, anche solo per un istante?
Un abbraccio. E lo dico proprio alla vigilia di un concerto grande che mi aspetta domani a Lodi, la mia città. Se ci fosse una cosa che vorrei che la mia musica lasciasse agli altri, sarebbe il sentimento di sentirsi capiti, ascoltati, riconosciuti. Se è vero che gli occhi sono lo specchio dell’anima, mi piacerebbe che la musica di Occhi fosse un posto dove ci si possa specchiare e non sentirsi invisibili, ma parte di qualcosa di più grande.

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