Ci lasciamo alle spalle il giugno più caldo di sempre, nonché probabilmente il più fresco del resto della nostra vita, e con esso alcuni dischi super interessanti usciti in queste settimane roventi. In questo numero: Francesca Michielin, Ele A, Ministri, Jolly Mare & Piero Umiliani, Dduma, Eman, Wowdrugo e Cristiano Sbolci.
Ascoltali mentre leggi le nostre recensioni e facci sapere quale altro disco ti piacerebbe vedere in questa rubrica nei prossimi caldi mesi estivi che ci aspettano (puoi scriverci alla mail info@indievision.it, nei dm Instagram o nel nostro gruppo WhatsApp, dove preferisci!)
💿 1. Ele A – “26”
Etichetta: EMI Records
Durata: 7 brani, 18 minuti
Mood: fare i conti con la vita
Per chi ama: Nayt, Lorenzza
Brano chiave: Solo io (?)
Un EP nato in un lampo ad inizio anno e che probabilmente anche per questo suona lucido e svelto come la penna di Ele A. Il suo talento ormai è un fatto noto a tutti e questo EP scava in un lato della sua personalità musicale finora poco esplorato: c’è più spazio all’emotività e alle fragilità, con brani come “Qcs addosso” e “Solo io (?)” che sintetizzano perfettamente un animo sensibile e deciso al contempo. 7 brani che affondano in un’inquietudine tagliente ed intensa e scorrono lisci come una pagina di diario scritta di getto alle 2 del mattino: la musica di Ele A non smette di stregarmi.
(Eccenico)
💿 2. Jolly Mare, Piero Umiliani – “La Luce dell’Alba”
Etichetta: 42 Records
Durata: 10 brani, 39 minuti
Mood: Album d’ascoltare per viaggiare con la mente, facendosi sorprendere, verso lidi sconosciuti
Per chi ama: Alberto Bazzoli, Chloé Antoniotti, Coca Puma
Brano chiave: Foresta Nera
Non un semplice disco, ma un vero e proprio ponte musicale capace di dare nuova vita al spund di uno degli artisti italiani più influenti del secolo scorso, Piero Umiliani, grazie all’attento e minuzioso lavoro compiuto da Jolly Mare. Questo è «La Luce dell’Alba», il nuovo album di Jolly Mare realizzato partendo dai nastri originali di Umiliani, rivisti tramite nuovi arrangiamenti o sovraincisioni dei brani ideati dal maestro delle colonne sonore e della library music del secolo scorso. Registrato tra il leggendario Sound Workshop di Roma e gli Oister Studio di Milano, utilizzando gli strumenti e gli equipaggiamenti originali di Umiliani, questo lavoro è una immaginaria collaborazione tra la visione artistica di Jolly Mare e il genio del compisitore toscano, ma trapiantato a Roma, in occasione del centesimo anniversario della sua nascita. 10 brani interamente strumentali, eccezion fatta per «Il Senso» con testo e voce di Francesco Bianconi, capaci di rapire l’ascoltatore e trasportarlo in nuove dimensioni cinematografiche, sognanti e capaci di sorprendere e spiazzare il viaggiatore per via di un sound sempre vario, condito di elementi inaspettati ma a cui non si può resistere.
(Edoardo Previti)
💿 3. Francesca Michielin – “Magia Bianca”
Etichetta: Columbia Records / Sony Music Italy
Durata: 8 brani, 25 minuti e 7 secondi
Mood: Quando ti senti un po’ strega, un po’ dama medievale e un po’ persona che vorrebbe mollare tutto per vivere in un bosco.
Per chi ama: Chappell Roan, Aurora, Joan Thiele, Elisa
Brano chiave: Litha
Potrà piacere o meno, ma una cosa è certa: Francesca Michielin non ha mai avuto paura di cambiare pelle. E questa sua veste folkloristica le calza a pennello. Magia Bianca è un concept album affascinante che se ne infischia delle playlist, degli algoritmi e di ciò che va di moda. Una scelta che, oggi, ha quasi il sapore della rivoluzione. La Michielin ci accompagna in un viaggio tra streghe, miti popolari e simboli medievali che, in realtà, parlano del presente: delle aspettative imposte alle donne, della libertà di essere sé stesse e della continua ricerca della propria identità. Il disco ci ricorda che, su certi temi, siamo ancora fermi al Medioevo. E forse non basterebbe nemmeno una magia per cambiare davvero le cose. Non è un album immediato, ed è proprio questo uno dei suoi punti di forza. Va ascoltato dall’inizio alla fine, lasciandosi trasportare da atmosfere sospese tra elettronica, dungeon synth e richiami agli anni Ottanta. Magia Bianca è il lavoro di un’artista che, dopo oltre dieci anni di carriera, continua ad avere il coraggio di complicarsi la vita pur di non ripetersi. E nel pop italiano, oggi, questa sì che è una magia rara.
(Luca Boccadoro)
💿 4. DDUMA – “A Ddhu Mare Te Porta”
Etichetta: Ad Astra Dischi
Durata: 7 brani, 22 minuti
Mood: Ep d’ascoltare se si è alla ricerca di artisti capaci di mettere della musica le parole
Per chi ama: La Niña, Daniela Pes, Juni
Brano chiave: Fimmine De Guerra
Anticipato da quattro singoli, «A Ddhu Mare Te Porta» è l’EP d’esordio di DDUMA, cantautrice e autrice salentina capace di mettere le parole e, in particolare, la lingua della sua terra al centro del suo progetto artistico, creando così uno spazio vivo e in continua evoluzione, movimento. Prodotto da Machweo, questo lavoro è il vero e proprio manifesto personale e sincero della cantautrice, caratterizzato da un sound vario, dall’elettronica ad elementi essenziali e minimali, e in cui si respira un’aria sospesa e onirica, anche grazie alla scelta di utilizzare il dialetto e l’italiano, creando così un immaginario intimo e a più strati, dove le parole giocano un ruolo da protagonista, diventando un vero e proprio strumento dalla forte connotazione, oltreché musicale, anche espressiva.
(Edoardo Previti)
💿 5. Eman – “Magarìa”
Etichetta: Mazinga Dischi
Durata: 8 brani, 26 minuti
Mood: uno sguardo diretto sulle proprie crepe, ma senza dramma
Per chi ama: Vasco Brondi, Scarda, Samuele Bersani
Brano chiave: Cura di me
“Ti rendi conto che stai scrivendo un disco solo quando guardi indietro e vedi che le cose che hai scritto, anche quelle che sembravano slegate, venivano tutte dallo stesso posto. Quel posto, per me, è lo spazio tra ciò che si vorrebbe dire e ciò che rimane in gola. Ho passato molto tempo lì, in quello spazio. E alla fine ho smesso di cercare di uscirne e ho cominciato a scriverci dentro”, racconta lo stesso Eman di Magarìa. Quando una cosa la senti, devi attraversarla, in pieno. E così Eman pubblica un album che non alza la voce, ma mette a fuoco relazioni che cambiano col tempo, il peso delle domande aperte, la propria terra, la propria famiglia. Le produzioni più suonate e asciutte lasciano respirare le parole, rendendo tutto più vicino, più quotidiano. Ne viene fuori un lavoro sincero, che non cerca verità definitive ma prova a stare dentro le cose con onestà.
(Michela Ginestri)
💿 6. Cristiano Sbolci – “Fuorimoda”
Etichetta: Pulp Music
Durata: 12 brani, 35 minuti
Mood: Album d’ascoltare per piangere ripensando all’ex, ma con stile
Per chi ama: Calibro 35, Baustelle, Max Gazzè
Brano chiave: Era una serata come tante all’ortica
Dopo gli esordi con i Siberia e aver calcato i principali palchi della penisola con il suo progetto Caleido, lo scorso 8 maggio è uscito “Fuorimoda” il primo album, come solista, di Cristiano Sbolci, cantautore e artista livornese classe ‘89. Prodotto da Francesco Massida e Federico Nardelli, questo lavoro è un vero e proprio viaggio sonoro nella musica degli anni ‘70, dalle forti connotazioni cinematografiche ma, allo stesso tempo, dalla forte impronta contemporanea, avvicinando questo lavoro all’immaginario degli ultimi due album dei Baustelle. Questo equilibrio tra passato e presente, tra citazionismo e una propria identità musicale è dovuto anche alle collaborazioni con artisti come Enrico Gabrielli, Federico Maria Sardelli e Mox, musicisti e cantautori vicine all’immaginario del cantautore livornese, ma capaci di lasciare una propria impronta personale. Questo è un viaggio che parla dell’amore non corrisposto, di quanto sia difficile e doloroso superare questa sensazione e trovare le forze per andare avanti e reimparare ad amare.
(Edoardo Previti)
💿 7. Ministri – “Canzoni Ombra”
Etichetta: Woodworm
Durata: 5 brani, 17 minuti
Mood: Indie rock nostrano
Per chi ama: Zen Circus, Afterhours, Verdena
Brano chiave: Serpenti dell’82
Per chi, come me, il Bona (o un qualsiasi suo succedaneo) se lo ricorda bene, questa copertina è un tuffo al cuore. Per chi, invece, non sa di cosa stia parlando: l’artwork del nuovo EP dei Ministri fa il verso ai metodi di solfeggio, ovvero una specie di tortura alla quale tutti i giovanotti come il sottoscritto sono stati sottoposti, indicativamente nel periodo delle scuole medie, consistente nel leggere delle note e scandirne a voce il tempo, roba che viene il voltastomaco solo a ripensarci. La dicotomia tra i sentimenti generati visivamente e la musica si riassume in quello che il trio milanese sa da tempo fare perfettamente: arrivare al cuore, tra ricordi del passato, sguardi introspettivi a quello che succede intorno a noi e riffoni al miglior stato dell’alternative nostrano. “Canzoni Ombra” nasce da un esperimento: riunire alcune canzoni già inviate ai fan attraverso una newsletter, custodite e rigorosamente non ripubblicate, come da richiesta della band, alle quali si sono uniti altri due brani inediti. Un totale di 17 minuti essenziali e viscerali, di cui c’è sempre bisogno.
(Marco Anghileri)
💿 8. Wowdrugo – “belvedere sullo spazio”
Etichetta: Capto Records
Durata: 10 brani, 40 min 17 secondi
Mood: per quando senti il bisogno di rallentare
Per chi ama: Alberto Bianco, Niccolò Fabi
Brano chiave: cattedrali
Il primo album di wowdrugo è un lavoro che sembra nascere da un punto di osservazione privilegiato: non sopra le cose, ma accanto, nel loro spazio più fragile. Tra brani che parlano di vulnerabilità, immaginazione e piccoli smottamenti interiori, “belvedere sullo spazio” è un debutto che sceglie la lentezza come forma di resistenza e funziona come un viaggio circolare: parte dall’intimità, attraversa aperture orchestrali, torna al nucleo emotivo e si chiude con una traccia sospesa, quasi una carezza. È un album che chiede tempo, attenzione, disponibilità a rallentare. Come accade per le cose migliori, è la disponibilità a rallentare che permette al cambiamento di nascere e portarci verso orizzonti più liberi.
(Michela Ginestri)

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