“Aprile, dolce dormire”…forse non saremo super svegli e attivi in questa primavera, ma una cosa è certa: la musica riesce a darci carica e, come sempre, migliora anche le giornate iniziate con il piede storto, come quelle in cui l’allergia che non ti dà tregua. Questo mese un bel mix ricaricante: i nuovi dischi di Francamente, Lero Lero e Scar da cui farsi avvolgere, Le pietre dei giganti e Birthh per scoprire qualcosa di davvero nuovo, per passare da Alma e Not for Radio con i loro ep concentrati e finire con dei nomi big come Bambole di Pezza e Raye.

Ascoltali mentre leggi le nostre recensioni e facci sapere quale altro disco ti piacerebbe vedere in questa rubrica nei prossimi mesi (puoi scriverci alla mail info@indievision.it, nei dm instagram o nel nostro gruppo whatsapp, dove preferisci!)



💿1. Raye – “This music may contain hope.”

Etichetta: Human Re Sources
Durata: 17 brani, 1 ora e 13 minuti
Mood: Quando vuoi sentirti in un jazz club o in un film ambientato nell’Inghilterra più british che ti immagini
Per chi ama: Amy Winehouse, voci femminili degli anni ’60
Brano chiave: WHERE IS MY HUSBAND!

Conosciuta grazie al viralissimo trend con la sua canzone “Where is my husband!”, Raye ha pubblicato da circa un mese il suo secondo album in studio “This Music May Contain Hope”. Dopo quel singolo memorabile viene facile chiedersi: “Come mai non l’ho mai ascoltata prima d’ora?” La risposta è semplice: per troppo tempo è rimasta dietro le quinte, scrivendo brani per artiste del calibro di Ellie Goulding, Mabel, Little Mix, Charli XCX, Kylie Minogue, Rita Ora e Jennifer Lopez…beh niente male direi! Fortunatamente per le nostre orecchie ha deciso di dedicarsi di nuovo alla propria musica e, a distanza da 3 anni dal suo primo album e con una grandissima dedizione, si può dire che abbia creato un vero e proprio capolavoro, fatto di musica jazz, soul, e stralci di musica classica che arricchiscono brani che potrebbero benissimo diventare colonne sonore di film da Oscar. Tutto ciò per consigliarvi solo una cosa: ascoltate tutto l’album perchè la famosissima “Where is my husband!” non è altro che la punta dell’iceberg.

(Iris Chindamo)

💿2. Bambole di pezza – “5”

Etichetta: Universal Music
Durata: 11 brani, 33 minuti e 20 secondi
Mood: pogo tra la gente grande e grossa mentre tu sei vestita da coquette girl
Per chi ama:
Brano chiave: Orizzonte Verticale

“5” è uscito il mese scorso e, dopo innumerevoli ascolti, posso dire che è un lavoro tecnicamente solidissimo. Non che mi aspettassi qualcosa di diverso: Le Bambole di Pezza restano professioniste assolute del loro genere. Rispetto ai dischi precedenti, questo nuovo album vira leggermente verso il pop e affonda meno colpi diretti alla società che ci circonda. Qualche stoccata, però, arriva eccome, e quando arriva, fa centro. Nel complesso mi sento soddisfatta, anche se non del tutto travolta. È evidente la volontà di aprirsi a un pubblico più ampio, e in questo senso alcuni compromessi erano inevitabili. Una cosa però la so con certezza: questi brani dal vivo suonano molto più potenti, perché loro sono così: Bambole in studio, punkabbestia sul palco.

(Martina Strada)

💿3. Le pietre dei giganti – “Pastorale”

Etichetta: Overdub Recordings
Durata: 11 brani, 57 minuti
Mood: World Stoner con testi in italiano
Per chi ama: Slift, Verdena, Stoned Jesus, King Gizzard & The Lizard Wizard
Brano chiave: Sulla Sequoia

A quattro anni di distanza dal gioiellino “Veti e Culti”, il quartetto si ripresenta con un altro lavoro decisamente interessante. “Pastorale” proietta per quasi un’ora l’ascoltatore in un viaggio sonoro incredibile: lo stoner, già carta vincente della band, è arricchito da influenze world music, poliritmi latini e caraibici, percussioni, hand clapping e melodie cantate a più voci, quasi dei mantra. I testi criptici ed esistenzialisti, affrontano con fare quasi scientifico tematiche quali sofferenza, perdita e scontro tra simili, spicca a riguardo “Il Corvo”, ispirata alla storia del Corvo George. Sarebbe un sogno se, con la stessa fame con cui abbiamo scoperto gli Angine de Poitrine, nemmeno troppo dissimili, scoprissimo Le Pietre dei Giganti.

(Marco Anghileri)

💿4.  Lero Lero – “Lero lero”

Etichetta: Panta
Durata: 9 brani, 39 minuti
Mood: l’etnomusicologia, ma con i sintetizzatori
Per chi ama: Alessio Bondì, Daniela Pes, La Niña, Iosonouncane
Brano chiave: “Salinai”

A Palermo, per campare – Paradiso senza santi – li mistieri sono tanti”, recitava Ignazio Buttitta alla fine del corto “Li mali mistieri” (1963), dove il documentarista Gianfranco Mingozzi ritraeva le vie del capoluogo siciliano brulicanti di un’umanità varia e impegnata nelle professioni più disparate. Solo pochi anni prima, gli etnomusicologi Alan Lomax e Diego Carpitella avevano percorso le stesse strade per registrare sul campo canti popolari e di lavoro, fissando centinaia di testimonianze che sarebbero poi confluite in un archivio sonoro immenso, testimone eloquente di una tradizione musicale stratificata e fittissima. È da lì che ha preso inizio la ricerca dei componenti del collettivo Lero Lero (i palermitani Alessio Bondì, Fabio Rizzo e Donato Di Trapani, affiancati qui dal percussionista Giovanni Parrinello), che nel primo omonimo album si sono riappropriati dei canti di salinai e carrettieri, venditori e contadini, e li hanno trasportati nel contemporaneo attraverso un dialogo sonoro sperimentale e pulsante, che rifiuta di trattare i documenti sonori come reperti di un passato chiuso in se stesso per riscoprirli piuttosto sorgivi e infuocati, più che mai vivi e capaci di continuare a farsi portavoce di tradizione ed identità.

(Sara Curioni)

💿5. Francamente – “Bitte Leben”

Etichetta: Carosello Records
Durata:
11 brani, 36 minuti, 8 secondi
Mood:
Per quando capisci che la vita è come il Raptor di Gardaland. Vale la pena di farsi un giro, anche se poi vomiti
Per chi ama:
Levante, Lola Young, iosonouncane
Brano chiave:
Cattedrale

BITTE LEBEN, letteralmente “Per favore, vita!”, è l’invito di Francamente a fare zig zag tra le incertezze della vita e prenderle come possibilità di crescita. Attraverso 11 canzoni schiette e sincere, l’artista torinese trapiantata prima a Berlino e poi a Milano, ci ricorda che la nostra strada non segue un percorso lineare, ma che è il continuo cambiamento il motore che ci rende vivi, seppur con le mille incertezze di questo periodo storico. Il disco si muove tra elettronica tesa, aperture pop e una scrittura che alterna ironia, fragilità e tensione critica senza mai diventare didascalica. C’è un’urgenza costante, ma controllata, come se ogni brano trattenesse un’esplosione. BITTE LEBEN è un invito ad abitare la complessità senza semplificarla. Potremmo anche tradurlo intendendolo come “Per favore, vivi!”. Abbiamo forse alternative?

(Luca Boccadoro)

💿6. Not for Radio – “bloom

Etichetta: Atlantic Recording
Durata:
3 brani, 12 min
Mood:
andare dallo psicologo un giorno in più questa settimana
Per chi ama:
The Marias, Gracie Abrams
Brano chiave:
Living room

Il nuovo EP di Not for Radio (progetto parallelo di Maria Zardoya di The Marias) è il modo perfetto per ripensare a tutte le storie irrisolte della vostra vita. Tre brani densi, afosi, tremendamente profondi come un pozzo di un romanzo di Goliarda Sapienza. Maria sa come farci sprofondare in un lago superficialmente gentile ma che nasconde all’interno lotta e resa incondizionata ai più distanti fondali emotivi.

(eccenico)

💿7. alma – “CODICE BINARIO_(01)”

Etichetta: Woodworm
Durata:
4 brani, 14 minuti, 35 secondi
Mood:
Il momento in cui torni dal club e senti ancora il rumore in testa
Per chi ama:
Faccianuvola, Irbis, See Maw
Brano chiave:
nome proprio (petra)

CODICE BINARIO_(01) è un debutto che ha una grammatica tutta sua. Alma chiama il suo mondo “malinconia elettronica”, e non è una formula: è davvero il punto in cui vulnerabilità e impulso al movimento convivono. L’EP abita il confine tra la stanza e il club, tra il pensiero che implode e il corpo che prova a liberarsene. I brani non cercano una sintesi tra questi poli, li lasciano oscillare. Ed è proprio lì che funzionano. Tra cassa dritta, scrittura intima e paesaggi elettronici che non decorano ma spingono il racconto, alma costruisce un esordio coerente, notturno, necessario. C’è un senso di instabilità costante, ma non come mancanza: come linguaggio. È musica che non risolve il conflitto, lo trasforma in movimento.

(Luca Boccadoro)

💿8. Scar – “Esordienti 1994”

Etichetta: Maciste dischi
Durata:
12 brani, 33 minuti 20 secondi
Mood:
un bel mix di pensieri sotto la doccia
Per chi ama:
Bnkr44, Giovanni ti amo, Generic Animal
Brano chiave:
Sera sensazionale

Scar costruisce un diario di bordo fatto di corse, nostalgie premature e piccole epifanie quotidiane, trasformando la normalità in un luogo dove l’eccezionale può ancora accadere. “Vi racconto lo sguardo sul mondo di un ragazzo di 30 anni che si affaccia dalla finestra del settimo piano, tanto da sembrare che possa cadere, ma che non lo fa mai. Beve il suo caffè e vive cercando di conservare lo sguardo puro di un bambino” racconta lui stesso. Ed in effetti “Esordienti 1994” profuma proprio di tentativi, di dubbi, di voglia di camminare nonostante le scarpe pesanti. Per tutti quelli che, come me, si immaginavano a 30 felici e risolti. Per poi arrivarci a quell’età e capire di non essere un’equazione e ricordarsi quanto è bello respirare.

(Michela Ginestri)

💿9. Birthh – “SENZA FIATO”

Etichetta: Carosello Records
Durata: 10 brani, 27 minuti
Mood: quella voglia di ballare da soli in camera e con gli occhiali da sole durante un tipico momento di crisi esistenziale domenicale
Per chi ama:
Coca Puma, BLUEM, Cosmo
Brano chiave:
Inferno

Primo album completamente in italiano per Birthh, che abbraccia un nuovo sound elettronico, vibrante e a tratti dream-pop, in netto contrasto con l’animo più acustico e delicato dei precedenti lavori. “Senza fiato” è ciò che ascolteresti volentieri ad un appuntamento breakfast-soft clubbing, con “Total Black” e “Terminal” che spiccano per carattere, ma perfetto anche per ricordarsi di fermarsi e respirare, ricongiungendosi a quella parte di sé più delicata ed eterea, come accade con “Il Sogno” o nel quasi valzer “Senza Fiato”. Un disco che spinge e mostra un nuovo aspetto della produzione dell’artista, decisamente interessante.

(Federica Viola)

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