Sin dal loro esordio, i Fontaines D.C. sono sempre stati collocati al terzo posto nel podio del podio del post punk moderno. Con il tempo, hanno cambiato classifica, hanno rimodellato il proprio sound abbandonando diverse chitarre durante il tragitto e spostandosi sempre di più verso il pop, ma il loro posto in classifica non sembra avanzare. “Dopamine Chamber”, il loro ultimo disco pubblicato il 16 ottobre per XL Recordings, sembra rispecchiare questa condizione dei loro autori.
Già i due dischi precedenti “Romance” e “Skinty fia” hanno iniziato a fare da ponte tra lo scenario cupo e indolente degli esordi della band e un ipotetico futuro caratterizzato da sonorità nazionalpopolari. Il quinto album in studio, a tratti, sembra essere proprio l’ultimo tassello di questa struttura di passaggio.
Si parte con lo scenario onirico trasmesso dal synth-pop di “Six Shot Morning” che tira in ballo la satira per trasmettere scene di vita quotidiana e trasmettere un frustrante senso di periodicità ripetendo “Always” alla fine di ogni strofa.
Segue “Marianne”, uno dei singoli che ha anticipato l’uscita del disco. Pur mantenendosi nella stessa atmosfera della traccia precedente, fa trasparire il fatto di essere stata composta appositamente per fare da hit. Lo dimostrano la sua struttura consolidata, il suo ritornello orecchiabile, ma soprattutto la “scena” descritta nel testo ormai sdoganata.
“Mimesi”, invece, è un brano funzionale che rispecchia la transizione sonora della discografia dei Fontaines D.C. Sfruttando la new wave più propensa all’elettronica, fa da introduzione alla parte più dark del lavoro. La successiva “Happy for you”, infatti, si presenta come un brano “di pancia” sull’abbandono, semplice e vicino al cantautorato. La sua semplicità, arricchita solo da un’escalation di chitarre finale, lo rende uno dei pezzi migliori dell’uscita. Lo stesso tema viene affrontato in “Demolition”, ma da una prospettiva più rancorosa accompagnata da suoni molto più post punk.
A metà, “Dopamine Chamber” compie un ulteriore sviluppo aggiungendo una componente psichedelica con “Tongue”, una delle composizioni che permette al disco di non cadere nella mediocrità. Una strofa cadenzata e un ritornello convulso si accompagnano a tastiere ipnotiche inserite in modo unico.
La sesta traccia, tenta di riprendere l’effetto della precedente “Happy for you” con uno strappalacrime “I’m only one man” ripetuto fino allo sfinimento, ma tuttavia non riesce ad avere lo stesso esito. Lo stesso sforzo sembra essere stato compiuto dall’atteso duetto con Rosalia “Where is gone?” che riprende i peggiori tratti delle ballate mainstream cantate da una voce maschile ed una femminile.
“You miss me” si mantiene sulla stessa scia, ma riprende le redini del disco articolando meglio il testo e aggiungendo sonorità tratte dai dischi precedenti. “Japan” allunga la parte romantica di “Dopamine Chamber” ricadendo negli stessi clichè elencati precedentemente.
Una chiusura potenzialmente disastrosa viene recuperata dalla traccia finale, “Intimate”, che riprende le caratteristiche della parte iniziale del disco, ma aggiungendo un finale poetico con versi ermetici e affascinantemente scuri.
“Dopamine Chamber” è la dimostrazione che non c’è cosa peggiore per un artista del raggiungere la consapevolezza della propria popolarità. Da un lato, i Fontaines D.C. si sono resi conto dell’apprezzamento da parte del pubblico nei confronti soprattutto dei loro testi e delle sonorità che hanno caratterizzato “A hero’s death”. Dall’altro, però, la band sembra essere conscia del fatto di non essere mai arrivata all’eccellenza, al gradino dell’oro del podio di cui si parlava all’inizio.
Questa condizione sembrerebbe essersi tradotta in un goffo tentativo di adattare i tratti originali che hanno caratterizzato la loro identità artistica a elementi del panorama pop che hanno un effetto più immediato sul pubblico. Ne è venuto fuori un risultato, un disco, ambivalente contrassegnato sia da pezzi incredibilmente unici come “Tongue” sia enormi cadute di stile come quelle concentrate nella seconda metà del disco. I Fontaines D.C. stanno alla critica musicale come i bambini prodigio stanno ai loro genitori: hanno un grande potenziale, ma le aspettative li rovinano.

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