“Poi, come tutti quanti sapete, CCCP non esiste più, per cui stasera, in via del tutto eccezionale, il Consorzio dei Suonatori Indipendenti, C.S.I., suonerà per voi. Spero sia una bella serata.”

Nel mio immaginario, il primo fermento di C.S.I. è questa frase pronunciata da Ferretti nel 1992 sul palco del Centro Luigi Pecci di Prato, all’inizio di quello che sarebbe poi diventato “Maciste Contro Tutti”, il primo (non) disco del gruppo: un live magari non registrato in qualità altissima, ma sicuramente una manciata di cover dei CCCP riarrangiate in una chiave che potesse immediatamente dare l’idea ai fan dei compianti Fedeli alla Linea, così come al me ascoltatore di una decina di anni fa, di quello che sarebbe successo di lì a poco. Una batteria (finalmente?) non elettronica, uno dei migliori bassisti in Italia e due chitarre incendiarie sotto al solito salmodiare ferrettiano.

Giovanni Lindo Ferretti, cantante dei C.S.I.

“Memorie e passi d’altri che io calpesto”, da “Inquieto”, tra le mie canzoni preferite, dicevo nel titolo. Questa frase, già di per sé fortemente evocativa, mi gira in testa da settimane; sono sdraiato sul prato del Castello Scaligero di Villafranca (VR) e sto per vedere quella che probabilmente è la band che più ha influenzato i miei ascolti e il mio suonare, eppure mi sento in punta di piedi rispetto ad altre due generazioni questa musica la sentono sulla pelle ancora più di me, chi perché ha vissuto il fertilissimo periodo dell’alternative italiano dal ‘90 al ‘00, chi perché quarant’anni prima ha vissuto sulla propria pelle quello che il Consorzio racconta nei propri brani. Frasi e frastuoni eterni fuori e dentro di noi, e vedere qualche altro sparuto giovanotto nel pubblico mi rincuora.

Con 5 sacrosanti minuti d’anticipo sull’ilare schedulazione delle 20.05, i bolognesi de Lostatobrado aprono il set. Non si tratta di un opening casuale, tutt’altro: i 3, che qualche mese fa abbiamo avuto il piacere di intervistare, suoneranno una mezz’oretta prima di tutti i concerti del tour, dopo aver accompagnato la delegazione Ferretti-Zamboni in due date denominate “Preludio-C.S.I.” tra Mongolia e Cina nei mesi scorsi. Lostatobrado è uno dei progetti più interessanti della musica alternativa degli ultimi anni, vederli su quel palco segna metaforicamente un passaggio di testimone emozionante anche solo da vedere: senza troppe remore mi sento di dire che nessuno l’avrebbe meritato più di loro. Cinque brani serattissimi, breakdown, elettronica e il loro immaginario onirico sparato in faccia a 5mila persone: il pubblico attorno a noi, vedere per credere, è stupito e affascinato. Sembra incredibile in questo mondo, ma ogni tanto le cose vanno proprio come dovrebbero.

Cambio palco, alle 21.15 si spengono le luci e parte, diffusa, “Noi non ci saremo”, omaggio al Maestrone; la cantiamo tutti. Poco dopo i nostri sono davanti a noi, nel dettaglio, da sinistra, Massimo Zamboni (chitarra), Francesco Magnelli (tastiere), Giovanni Lindo Ferretti e Ginevra Di Marco (voci), Giorgio Canali (chitarra), Gianni Maroccolo (basso e chitarra acustica) e Simone Filippi (batteria). Meritano una considerazione anche la disposizione dei sette, la “scenografia” e le illuminazioni: i membri sono disposti ad arco, l’uno affianco all’altro, non c’è un frontman e non ci sono visual, giochi di luce e altre sbrilluccicherie. Al centro questa sera c’è la musica, che splende già abbastanza, non servono chissà quali altri effetti e non c’è spazio per ulteriori egocentrismi e trovate catchy.


Si parte con la title track del tour, come ha raccontato Ferretti:

“Maroccolo voleva iniziare la scaletta con “In Viaggio”, che per me era insopportabile. Tanto che dicevo: “Datela a Claudio Baglioni”. Avevo faticato anche a scrivere quel testo, non mi veniva, perché non la sopportavo quella musica. Poi una sera a cavallo, sul crinale della montagna, canto: “Girano i sufi in tondo nello spazio / Nel tempo / Salgono in verticale i monaci in clausura / Immobili / Viaggiano l’alto il basso senza abbellimenti”. Un rimedio accettabile come testo. Sul palco invece è diventata meravigliosa, apriva spazi inimmaginabili.”


Seguono a stretto giro “Occidente” con i suoi cori e “Del mondo”, che cantiamo tutti. È iniziato il concerto e sia noi che gli artisti siamo molto emozionati, lo si sente nell’aria e non viene nascosto da nessuno.

“Povertà magnanima, mala ventura
Concedi compassione ai figli tuoi
Glorifichi la vita, e gloria sia
Glorifichi la vita e gloria è”

Il basso delayato di un Maroccolo in stato di grazia, locomotore del gruppo, apre “A Tratti”, ma è con “Inquieto” che raggiungiamo il primo vero picco del live: la voce celestiale di Ginevra ci trasporta in una dimensione altra, prima di aprire al finale di canzone in full band, che spettacolo!

“E donne strette dentro scialli neri
Vennero a reclamare scelte chiare
Stavano i vecchi accovacciati ai muri
Attenti i bimbi attenti i cani attenti”

Le tracce successive sono tutte e quattro tratte da “Linea Gotica”, l’album più carnalmente politico. La versione semiacustica, in chiave PGR (Per Grazia Ricevuta, progetto che nascerà appunto dalle ceneri della band), di “Cupe Vampe” mi resterà nel cuore a lungo.

“Cupe vampe, livide stanze
Occhio cecchino etnico assassino
Alto il sole: sete e sudore
Piena la luna: nessuna fortuna
Ci fotte la guerra che armi non ha
Ci fotte la pace che ammazza qua e là
Ci fottono i preti, i pope, i mullah
L’ONU, la NATO, la civiltà
Bella la vita dentro un catino
Bersaglio mobile d’ogni cecchino
Bella la vita a Sarajevo città
Questa è la favola della viltà”

“Bolormaa” e “Blu” precedono “Forma e Sostanza”, nella quale l’inconfondibilmente mitragliante synth di Magnelli si fonde e successivamente lascia spazio alla schitarratissima linea di basso suprema, seguita dall’inevitabilmente trascinante sing along del ritornello.

“Brace” e il suo incedere che strizza l’occhio allo stoner ci accompagnano, insieme a “Ongii”, allo stupefacente finale del set, aperto da “Unità di produzione”. La voce di Ginevra questa sera esce dal mix con una potenza inaudita, la Di Marco si carica sulle spalle Lindo e lo aiuta, lo guida e lo trasporta nel set suggerendo attacchi e frasi. I due successivamente si scambiano abbracci e risate, calici e sigarette: un affetto e un appoggio che da fuori riempiono il cuore. “Flussi di sostanza tra le scapole”, scriverà lei poi in un post. Indipendenti sì, ma in un certo modo.

È il momento di un omaggio a un altro Maestro, questa volta sono i feedback della meravigliosamente rumorifera chitarra di Canali a introdurre la cover di “E ti vengo a cercare” di un Battiato la cui storia a più riprese si è incrociata proprio con la band emiliana. La doppia danza di “Depressione Caspica” e “Fuochi nella notte” chiude il set, lasciando il pubblico cantare “Così vanno le cose / così devono andare”. Prima di scendere dal palco, però, Ferretti si lascia andare a un:

“Visti da qui siete un colpo d’occhio gigante e anche un po’ spaventoso. Vi meritereste una frase intelligente ma non mi viene… Vi beccate le canzoni dei C.S.I., che trent’anni dopo fanno ancora la loro porca figura.”

Ad aprire i bis è “Montesole”, cover dei PGR. Sul palco manca Zamboni, il quale risale una volta finito il pezzo, per il finalone.

“L’amore non lo canto
È un canto di per se
Più lo s’invoca meno ce n’è”

Leggendo e spoilerandomi la scaletta, la scelta dei brani per i bis non mi ha convinto, ma dopo averne visto l’effettiva esecuzione live, nella mia testa è stato tutto più chiaro. “Matrilineare” e “M’importa ‘nasega” corrono veloci e si intravede addirittura un accenno di pogo. “Buon anno ragazzi”, in chiave 2026 è la vera scoperta. Ne viene proposto solo lo stacco finale: su una base sludge, chitarre che tagliano e synth sparati, i più grandi di tutti ci salutano a loro modo, con un testo leggermente riadattato ai giorni nostri, invocante cani robot e disordini lampeggianti per poi chiudere, come nell’originale, con un mantra ripetuto dai due vocalist, che non è altro che l’unica certezza che ci possiamo portare a casa dopo due ore e mezza di catarsi, ricongiunzione e liturgia laica:

“Nessuna garanzia per nessuno”


SCALETTA LOSTATOBRADO
Tane
Inutile
Capre
Asini!
Ahimé

SCALETTA C.S.I.
Noi non ci saremo (Guccini cover) – intro diffusa
In Viaggio
Occidente
Del mondo
A tratti
Inquieto
Cupe Vampe
Linea Gotica
Irata
Esco
Bolormaa
Blu
Forma e sostanza
Brace
Ongii
Unità di produzione
E ti vengo a cercare (Battiato cover)
Depressione caspica (CCCP cover)
Fuochi nella notte

Montesole (PGR cover)
Matrilineare
M’importa ‘nasega
Buon anno ragazzi

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