Agosto è il mese in cui le case discografiche italiane vanno in vacanza e noi ci concentriamo di più sulla musica internazionale, che comunque diciamolo, non delude mai. L’unico rammarico che ci accompagna è infatti la fine delle vacanze estive. Ci prepariamo però a riprendere la nostra consueta routine quotidiana e, soprattutto, a ritrovare tante novità interessanti che verranno sfornate dai nostri artisti italiani preferiti nel mese di settembre.
Ascoltali mentre leggi le nostre recensioni e facci sapere quale altro disco ti piacerebbe vedere in questa rubrica nei prossimi mesi (puoi scriverci alla mail info@indievision.it, nei dm Instagram o nel nostro gruppo WhatsApp, dove preferisci!)
1. The Strokes – “Reality Awaits”
Etichetta: RCA e Cult Records
Durata: 9 brani, 42 minuti e 42 secondi
Mood: New-Weird
Per chi ama: Geese, Franz Ferdinand, Fontaines DC
Brano chiave: Psycho Shit
Sono stato ad un centimetro dallo scriverci una recensione completa, ma ho capito che l’avrei passata ad inveire sia contro i puristi del cosiddetto ruoc, che contro i puristi del cosiddetto autotune. La realtà è che la band capitanata da Julian Casablancas è una delle mie preferite ormai da diversi anni per un semplice motivo: il gusto. Non il mio gusto, ma il gusto che gli Strokes hanno nel piazzare le note, gli stacchi, i pattern ritmici (a partire dalle chitarre, nessuno si senta escluso!), i suoni e le linee vocali sempre nel posto giusto al momento perfetto, senza strafare, valorizzando ogni singola frequenza inserita nel mix. Oltre al famigerato autotune, al centro delle critiche, o quantomeno dei dibattiti, in Reality Awaits vediamo i nostri abbracciare sonorità più riflessive, abbassare il ritmo rispetto agli ultimi lavori, e muoversi verso territori più psichedelici. Il risultato è splendido, a cominciare dalla primissima traccia, forse lo step più estremo di un album nel quale, come da tradizione, non mancano ritornelloni, chitarre incrociate e brani più classicamente riconducibili alla band che amiamo ormai da tempo.
(Marco Anghileri)
2. Arya – “Pronto”
Etichetta: autoprodotto
Durata: 14 brani, 32 min e 55 sec
Mood: un disco che ti porta dentro una stanza mentale più che dentro una scena musicale
Per chi ama: Ainè, Carolina Bubbico, Davide Shorty
Brano chiave: Avevo un sogno
Pronto è il debutto di Arya, e si sente subito che arriva da un percorso già vissuto, limato, interiorizzato. L’artista italo‑venezuelana mette insieme anni di scrittura, collaborazioni e live per costruire un album decisamente importante per la scena R&B. Il disco è un viaggio identitario: ogni traccia è un “piano” di un percorso personale, tra blocchi, ripartenze, paura di sparire, eredità familiare e bisogno di comunità. La struttura è pulita, la scrittura essenziale, la produzione nu‑soul/R&B lascia spazio alla voce e alle sfumature latine che emergono naturali, mai forzate. Pronto è un debutto che non fa eccessivo rumore: mostra un’artista che sa tenere insieme fragilità e mestiere, senza bisogno di alzare la voce.
(Michela Ginestri)
3. Sam Smith – “Hazel Eyes”
Etichetta: Capitol Records UK / Polydor Label Group
Durata: 12 brani, 45 min e 39 sec
Mood: pop con una spinta di soul e un goccio di gospel che ti fa volare altissimo
Per chi ama: Lewis Capaldi, John Legend, Adele
Brano chiave: Oh Mother
Un album che incuriosisce già dal titolo, perchè le persone che hanno gli “hazel eyes” sono le stesse che sostengono fermamente che, con la giusta luce, i loro occhi siano verdi. Come sempre i pezzi di Sam Smith risultano orecchiabili e cantabili, ma, in questo specifico disco, quello a cui bisogna dare maggiormente rilievo è il vero e proprio ascolto, perchè le sfumature contenute all’interno delle tracce meritano tutte una particolare attenzione. Il coro gospel The TwoCity Chorus inserito in “Oh Mother” è infatti qualcosa di eccezionale e mi ha ricordato le vibes del suo Tiny Desk, in cui i suoi brani più famosi sono stati decisamente elevati da questa piacevole aggiunta. I coristi impreziosiscono, tramite le seconde voci, anche tutti gli altri brani, facendo da contorno alla già straordinaria voce di Sam, che, con ogni sua uscita, si conferma un artista di grande livello.
(Iris Chindamo)
4. Phoebe Bridgers – “Lost Weekend”
Etichetta: Dead Oceans
Durata: 16 brani, 52 min e 42 sec
Mood: guida notturna
Per chi ama: Julien Baker, Gracie Abrams, boygenius
Brano chiave: Bobby
Quando ascolto Phoebe Bridgers io smetto di essere solamente io ed entro in uno stato etereo di autocoscienza e connessione spirituale con il tutto. “Lost weekend” è arrivato in questo afoso agosto a toccare corde nuove della mia anima, l’ho custodito gelosamente addirittura per qualche giorno dopo l’uscita aspettando di godermelo per la prima volta in un infinito volo per Pechino. Lassù mi ha permesso di scivolare in un sonno convulso e allucinato, interrotto solo dal sorgere del sole sulle steppe della Mongolia. Questo album l’ho vissuto come un sogno lucido a base di carezze, schiaffi, lacrime amare e lacrime di gioia. Dentro Phoebe ci ha messo tutto e tutti: suo padre, sua madre, se stessa, il suo matrimonio mancato e il suo inconfondibile modo di raccontare le cose umane come fossero lungometraggi personali e unici, ma questa volta con vari tocchi di luce e positività a tratti inediti per la sua penna. Dalla struggente Kill me alla raggiante Bobby passando per l’agrodolce The governor’s waltz e la malinconia irrisolta di Lost Boys, questo album traccia un nuovo confine creativo ed emotivo della cantautrice per me più sensibile e profonda della sua generazione.
(Eccenico)
5. Overmono – “Pure Devotion”
Etichetta: XL Recordings
Durata: 11 brani, 40 min e 13 sec
Mood: Elettronica fisica, emotiva e stranamente intima: la colonna sonora perfetta di quel momento della notte in cui le luci si accendono ma tu non sei ancora pronto per andare a casa
Per chi ama: Bicep, Joy Orbison, Floating Points, Four Tet
Brano chiave: After The Rain
Con Pure Devotion, gli Overmono smettono di chiedersi quanto forte possa suonare un disco e iniziano a chiedersi quanto possa rimanere addosso. Il risultato è un album che conserva tutta l’urgenza del loro sound, ma lascia più spazio a malinconia, silenzi e momenti di pura introspezione. Synth acidi, bassi profondi e voci trattate fino a diventare materia sonora si incontrano in un disco pensato per il club, ma non necessariamente solo per il club. Tra Lockup, Slowmotion e Knight In Shining Prada, il duo gallese dimostra di saper rallentare senza perdere un grammo della propria identità. Pure Devotion è elettronica che fa muovere il corpo mentre la testa prende un’altra direzione. La festa continua, anche quando la pista è ormai vuota.
(Luca Boccadoro)
6. Pallida Cavtat – “La distanza tra noi e la riva”
Etichetta: NOS Records Label
Durata: 8 brani, 36 min e 29 sec
Mood: Noisy Garage Incendiario
Per chi ama: Còlgate, Irossa, Leatherette
Brano chiave: Enoch
Un colpo ben assestato a chi dice che d’estate in Italia non escono dischi rilevanti. Nato circa un paio di anni fa, il trio ha pubblicato la vigilia di Ferragosto l’interessantissimo album d’esordio intitolato “La distanza tra noi e la riva”, già dalla copertina un lavoro evocativo di una precisa intensità. Una piacevole mezz’ora abbondante di alternarsi tra voci femminili e maschili, tra noise, garage ed un miscuglio di sottogeneri nel quale la band salentina si muove con agilità davvero rara. Sullo sfondo una provincia, magari lontana geograficamente da quella di chi sta scrivendo questo paragrafo (leggasi, ad esempio, il Molo degli Inglesi di Santa Maria di Leuca, provincia di Lecce), ma ideologicamente accomunata ad altre centinaia in cui fa piacere, con album come questo, sentirsi un po’ meno soli.
(Marco Anghileri)
7. Cosmonauti Borghesi – “In analogico dirsi ti amo”
Etichetta: CinicoDisincanto / Artist First
Durata: 8 brani, 26 min e 36 sec
Mood: Ballare e cantare senza dignità
Per chi ama: Gazzelle, Frah Quintale
Brano chiave: Depeche Mode
I Cosmonauti Borghesi (Leonardo Rese a voce e tastiere, Alessandro Mastropietro alla chitarra e Marco Cestrone alla batteria) ci accompagnano verso la fine dell’estate con un disco pieno di grinta, capace di rappresentare al meglio l’anima autentica della band. “In analogico dirsi ti amo” è un album in cui melodie ritmate e avvolgenti riescono a smussare gli alti e bassi della vita di tutti i giorni, affrontando con lucidità la complessità di ciò che ci circonda: cambiamenti improvvisi, la digitalizzazione della nostra routine, il tempo che passa, la fragilità emotiva, le occasioni perse e le emozioni difficili da controllare. Il disco è una vera e propria cartolina dei nostri tempi, raccontata con un’illusoria leggerezza che ci aiuta a mandare giù le amarezze del nostro presente. Questa giovane band ha davvero molto da dire, e l’album si rivela un ottimo biglietto da visita.
(Ludovica Petrilli)
8. Chiara Accardi – “Nuge”
Etichetta: autoprodotto
Durata: 7 brani, 20 minuti
Mood: Canzoni d’ascoltare se si è alla ricerca di musica capace di far smuovere le corde più profonde del proprio animo
Per chi ama: Anna Castiglia, Emma Nolde, Carmen Consoli
Brano chiave: Mi manchi ma non parlo
Più che un semplice album d’esordio, «Nuge» è il manifesto musicale e poetico di Chiara Accardi, talentuosa cantautrice palermitana ed ennesimo artista proveniente dalla Sicilia capace di realizzare canzoni dall’alto livello qualitativo sia dal punto di vista musicale che testuale. Partendo dal titolo, di memoria catulliana, Chiara nelle sette tracce che compongono l’album ha cercato di mettere in musica un sound reale che pesca a piene mani dal folklore siciliano, per poi mescolarlo con elementi pop ed elettronici. Testualmente parlando, invece, la cantautrice affronta diverse tematiche dalla rabbia per un amore finito, passando per la paura di perdere la propria parte più autentica ed arrivando all’inno sociale e civile contro tutti i finti moralisti e doppiogiochisti dei giorno nostri.
(Edoardo Previti)
9. Matteo Salzano – “Saletta Cosmica”
Etichetta: autoprodotto
Durata: 6 brani, 10 minuti
Mood: Brevi canzoni d’ascoltare quando ci si vuole far sorprendere
Per chi ama: Niccolò Fabi, Loneriver, Tueri Damasco
Brano chiave: A Cuor Leggero con Angelica Alfieri
In attesa di stupirci con un nuovo album in studio, Matteo Salzano ha deciso di regalarci, sul finire di agosto, un nuovo EP, un lavoro composto da piccole idee che il cantautore ha deciso di mettere in musica e, per la prima volta, mixare. Accompagnato da Angelica Alfieri, Davide Salzano e Miika Aukio, l’artista ha realizzato una vera e propria raccolta di idee, bozze, suoni, melodie e giochi musicali nati durante le session in saletta. Questo lavoro è una vera e propria dedica del cantautore alla sala di registrazione, il luogo in cui sono nate queste melodie o che gli ha ispirato questi suoni. In un momento in cui tutti cercano la cura maniacale dei suoni e la perfezione in studio, l’idea di pubblicare tentativi, brani non finiti, melodie o suoni semplicemente abbozzati mostra come il cantautore sia in una continua ricerca artistica e in una continua voglia di sperimentare musicalmente e non.
(Edoardo Previti)

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