C’è un fermo-immagine, più di ogni altro, che mi porto dietro dal meraviglioso concerto che nella serata del 14 luglio è andato in scena nel cortile del Castello Sforzesco: tre bandiere con i colori della Palestina che sventolano sottopalco, aiutate dall’unico filo di aria concesso dall’afa milanese, mentre Giulia Mei e i suoi infiammano la platea sulle note di “Bandiera”, canzone che nel 2024 ha dato risalto alla sua autrice e interprete, facendosi in breve inno femminista e manifesto pieno di rabbia, lotta e libertà.
Le stesse rabbia, lotta e libertà che hanno animato ogni discorso che ha preceduto l’arrivo di Giulia sul palco e che ha segnato il preludio di una festa bellissima: quella organizzata da ANPI Milano in occasione degli ottant’anni trascorsi dalla nascita della Repubblica e, soprattutto, da quella prima volta in cui le donne di tutta Italia si sono recate ai seggi e, stringendo “le schede come biglietti d’amore” (celebre è la frase con cui la giornalista Anna Garofalo descrisse l’attesa e l’emozione di quel momento), hanno partecipato con fierezza e coscienza alle sorti di un Paese che per la prima volta si accingeva ad ascoltare anche le loro voci . Due storiche conquiste, riassunte nello slogan “80 voglia di libertà” stampato sulle locandine che invitano all’ingresso del pubblico nell’ampio Cortile delle Armi, qui celebrate insieme alle storie delle donne e degli uomini della Resistenza che hanno liberato l’Italia dal nazifascismo 80 anni fa; e il cui ricordo è legato a doppio filo alla cronaca di tutti coloro che ancora oggi continuano a lottare, ogni giorno e in qualsiasi parte del mondo, per il raggiungimento di pace, equità e giustizia sociale.

Non è un caso che, in una serata volta a riflettere sul valore della libertà e della resistenza – intendendo con quest’ultima non solo quella con la “R” maiuscola, ma anche il quotidiano atto dell’opporsi a chi opprime, violenta e depreda -, ANPI abbia voluto proprio Giulia a calcare il palco del Castello: non solo per la personalità artistica, per la scrittura incisiva, per l’abilità musicale e concertistica; ma per lo sguardo attento e consapevole, per la capacità di farsi portavoce dei messaggi in cui crede, per l’idea di una musica che partecipa, si schiera, rifiuta l’indifferenza e l’apatia; e quindi una musica che è, in tutto e per tutto, inequivocabilmente, partigiana.
E così, quando nei primi momenti del concerto partono le note di “Un tu scuiddari”, il suo mettere a nudo il crescente individualismo e l’immobilismo che ci porta a rimanere insensibili di fronte a ciò che non ci riguarda in prima persona sembra risuonare più forte che mai, non come monito proveniente dall’alto ma come invito a smettere di nutrire l’egocentrismo che caratterizza la società contemporanea:
“Siamo pesci, siamo squali
Siamo santi e ciarlatani
Siamo i bulli dell’ozono, siamo vittime carnali
Siamo i figli e i genitori, siamo i soliti imbroglioni
Siamo quello che conviene, siamo meri mercenari
Siamo solo dei bambini che non vogliono giocare
Coi giocattoli di quelli seppelliti in fondo al mare
Siamo ipocriti per scelta, nullità per vocazione
Siamo tutto ciò che serve per la non rivoluzione
Per la non rivoluzione.”
(da “Un tu scuiddari”)
Si prosegue così, alternando brani più tipicamente cantautorali (“Drammaturgia”, “H&M”) a lampi strumentali utili a impostare le atmosfere del live (“A casa mi veniva”, “MOZRAT”), mentre la setlist ripercorre le tracce di “Io della musica non ci ho capito niente” (del bel disco del 2025 avevamo parlato qui) regalandosi qua e là qualche incursione nel repertorio meno recente: se “Kundera” segna un delizioso ritorno all’album d’esordio (“Diventeremo adulti” è del 2019), con “S. Rosalia” ci si sposta in mezzo alle strade di Palermo, città natale della cantautrice, proprio mentre nel capoluogo siciliano si sta svolgendo il tradizionale festino del 14 luglio in onore della patrona. Non manca anche qualche gradita sorpresa, probabile anticipazione inedita dei progetti che arriveranno prossimamente, dove ancora una volta si avvertono l’urgenza e la necessità di prendere una posizione e di gridarla a gran voce da sopra un palco.
Nel farlo, Giulia si esibisce, per l’unica occasione del tour, con una speciale formazione in quintetto: oltre ai fedeli Vezeve (beatboxing, loopstation e synth) e Dario Marchetti (batteria e percussioni), completano la band Aura Fazio al violino e Andrea Rigano al violoncello. La presenza degli archi non solo arricchisce gli arrangiamenti, onorando a dovere il prestigio del luogo che ospita il concerto, ma consente anche alla cantautrice palermitana di traslare sul palcoscenico tutta la complessità del suo mondo sonoro: come già nel suo ultimo lavoro in studio, anche al Castello Giulia si destreggia con naturalezza tra pianismo classico ed elettronica, reminiscenze accademiche e piena sperimentazione, al punto che non stranisce come nel giro di pochi minuti si passi da un crescendo strumentale affidato ai synth ad un intermezzo barocco retto dal suono pizzicato del clavicembalo e dai virtuosismi di violoncello e violino. E così, dietro al pianoforte Giulia disegna momenti di profonda intimità (le melodie delicate di “Genitori” e “Ȃ picciridda mia” sono tra i picchi più emotivamente densi della serata), per poi allontanarsi dalla tastiera e abbandonarsi a movimenti frenetici e liberatori non appena la musica si fa più dinamica e le parole più indocili.
Ciò che ne risulta è uno spettacolo riuscitissimo, in grado di coinvolgere – grazie al talento musicale, alla potenza dei testi, al saper performare mettendosi sempre al servizio di ciò che si sta comunicando – tanto i fan dell’artista, quanto coloro che la stiano ascoltando al Castello per la prima volta. E che colloca una volta per tutte Giulia Mei tra le esponenti più valide del nuovo cantautorato, capace di raccogliere l’eredità e la partecipazione sociale dei grandi artisti del passato e di farle proprie, ponendole a servizio di una sperimentazione sonora costante e squisitamente contemporanea.
SCALETTA:
1. Cara allegria
2. Un tu scuiddari
3. Drammaturgia
4. H&M
5. A casa mi veniva
6. MOZRAT
7. Mio padre che non esiste
8. Genitori
9. Mamma!
10. Kundera
11. S. Rosalia
12. Inedito
13. Io della musica non ci ho capito niente I
14. Ȃ picciridda mia
15. La vita è brutta
16. Bandiera

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