AROUND nasce da una semplice constatazione: là fuori oltre l’Italia c’è un mondo di musica enorme a cui spesso noi arriviamo sempre un po’ in ritardo. Ogni mese proveremo a colmare questo gap, viaggiando tra Paesi, città e scene lontane per scoprire artisti che all’estero riempiono locali, macinano milioni di ascolti e costruiscono comunità di fan fedelissimi ma che qui, per ora, restano quasi invisibili.

L’obiettivo non è scovare “il prossimo fenomeno” prima degli altri, ma condividere musica che merita attenzione a prescindere dalla lingua, dal passaporto o dai chilometri che la separano da noi. Pensatela come una piccola guida turistica per chi ama la musica: un modo per esplorare angoli del mondo senza prendere un aereo e, magari, incontrare proprio quell’artista di cui, tra qualche mese, parleranno tutti.

C’è chi la considera una qualità, chi un difetto. Fatto sta che avere un’emotività sviluppata significa percepire forte e chiaro il mondo che cambia intorno a noi. Un mondo che ci vuole costantemente connessi, iper-produttivi, performanti, come fossimo dei cani da corsa che inseguono qualcosa: il lavoro dei sogni, la stabilità economica, relazioni sincere, la felicità.

Tutti traguardi che sembrano richiedere uno sforzo continuo, al punto da farci smarrire il senso stesso della corsa, trasformandoci in trottole che girano a vuoto.

Chi prova a mettere in musica tutte queste sensazioni non ne è esente, anzi. Katie Tupper ha 28 anni e appartiene a una generazione che ha smesso di chiedersi se tutto questo abbia davvero senso, iniziando piuttosto a domandarsi come sopravvivere nella giungla sociale in cui ci ritroviamo ogni giorno a sgomitare.

L’artista canadese affronta questi temi lungo tutta la sua recente ma intensa carriera, scandita da due EPTowards The End (2022) e Where to Find Me (2023) — ma è soprattutto all’interno di Greyhound, album uscito lo scorso gennaio 2026, che riesce a metterli completamente a nudo.

Questo senso di inquietudine, di attesa e rincorsa allo stesso tempo, è espresso perfettamente già dal titolo del disco: il greyhound è il levriero, cane utilizzato fin dall’antichità per la corsa e la caccia. Ed è proprio qui che si trova il cuore dell’album: correre verso qualcuno o qualcosa che forse non riusciremo mai a raggiungere davvero.

Originaria di Saskatoon, nel Saskatchewan canadese, Katie riflette nella sua musica gli spazi immensi in cui è cresciuta. Lo si percepisce nelle sonorità neo-soul e R&B, ma soprattutto nella sua voce: un timbro ampio e ruvido, dolce e selvaggio allo stesso tempo.

Caratteristiche che l’hanno resa una delle artiste emergenti più interessanti della scena canadese, raccogliendo milioni di stream, una nomination ai JUNO Awards nella categoria Traditional R&B/Soul Recording of the Year e attirando l’attenzione di artisti come SZA e Joe Jonas.

In Greyhound il concetto della rincorsa continua diventa una metafora per parlare dei cicli emotivi e relazionali che attraversano il disco: il desiderio di inseguire qualcosa di irraggiungibile, ma anche la sensazione opposta di essere lei stessa “oggetto del desiderio”, troppo indipendente per essere trattenuta.

Si parla di relazioni che si consumano, bisogno di vicinanza, paura dell’intimità, nostalgia, dipendenza emotiva e desiderio di libertà. Sentimenti che convivono continuamente, trasformando questi undici brani in un’altalena emotiva che racconta la voglia di vivere tutto fino in fondo: sia ciò che ci salva, sia ciò che lentamente ci distrugge.

“I can’t be the answer
I can’t be the end
I can’t be your woman
I can’t even be your friend
I can’t make it easy
Oh, but I can make it clear
The more you try to love me
The more I disappear”


(Katie Tupper – Disappear)


Il fil rouge della “caccia emotiva” attraversa l’intero disco fin dai primi minuti. Disappear, uno dei brani più intensi del progetto, racconta la paura di essere amata così tanto da finire quasi per sparire dentro le aspettative degli altri.

È una ballad minimale guidata da pianoforte e armonizzazioni vocali – elementi che torneranno spesso nel disco – e rappresenta perfettamente il manifesto emotivo dell’album: vulnerabilità, fuga e bisogno di spazio. Sensazioni tremendamente familiari per molti di noi.

Le ritroviamo anche in Sick To My Stomach, traccia che affronta l’ossessione emotiva e quel tipo di amore che crea dipendenza e disagio allo stesso tempo. Una sensazione da cui è difficile allontanarsi, ma ancora più difficile da abbandonare davvero.

Come si può amare e odiare una persona nello stesso momento? Sentirsi trascinati dentro una relazione fino a diventarne assuefatti, quasi drogati. Anche musicalmente questa tensione è costante: il ritmo più elettronico e inquieto rispetto alle altre tracce accompagna un vero e proprio tiro alla fune emotivo destinato a non avere vincitori.

Nel corso del disco le sonorità diventano sempre più dinamiche, sfociando nel funk e in ritmi più groovy come in Right Hand Man, brano che torna a parlare di co-dipendenza: diventare il pilastro emotivo di qualcuno fino quasi a perdere sé stessi.

“You’re leaning on me for a deep-down inner place
I’m slipping away, the pressure’s making me bleed”

In queste parole si percepisce tutta la difficoltà di gestire un rapporto in cui la persona davanti a te diventa una sorta di sabbia mobile: più provi a salvarla, più rischi di sprofondare insieme a lei.

Da una parte c’è il senso di colpa di lasciare qualcuno “solo al proprio destino”; dall’altra, la consapevolezza che certe dinamiche, se non spezzate in tempo, finiranno inevitabilmente per distruggere entrambi.

La produzione nervosa, vicina a certe influenze UK Garage e Drum’n’Bass, restituisce perfettamente il caos mentale che attraversa tutto il disco. Vi siete mai sentiti il braccio destro di qualcuno al punto da perdere voi stessi?

Un’energia diversa rispetto alle ballad iniziali arriva anche con Original Thoughts, uno dei momenti più eterei dell’album. Qui Katie riflette sul desiderio di autenticità nelle relazioni e nella propria identità, riportando a galla quelle domande che, prima o poi, ci facciamo tutti: questa cosa mi sta facendo bene o mi sta lentamente distruggendo?

L’eleganza musicale di Katie accompagna tutti i quasi trentacinque minuti del disco, alternando ballad dal sapore d’altri tempi — dove la voce rimane il centro assoluto del racconto — a brani più funk e groovy, impossibili da ascoltare restando completamente fermi, nonostante i testi siano tutt’altro che leggeri.

Ed è forse proprio questa la forza dell’artista canadese: riuscire a cambiare pelle musicalmente senza mai snaturarsi, parlando di crescita personale, fragilità e relazioni in cui è facilissimo riconoscersi. Perché alla fine, anche quando tutto sembra crollare, si deve comunque andare avanti. E forse, a volte, ballando viene un po’ più facile.

Durante l’ascolto c’è spazio anche per una dedica speciale. In Safe Ground Katie parla di amicizia come pochi riescono a fare. La definisce una sorta di “canzone d’amore platonica” dedicata alla sua migliore amica: un brano sull’essere un rifugio sicuro per qualcuno, quel porto dove sappiamo di poter sempre attraccare, indipendentemente dagli errori commessi o da ciò da cui stiamo scappando.

“When the tides are low
I’ll always be your safe shore
I’ve got you in a constant form
Whatever you’re running from”

Katie Tupper – Safe Ground

Ho scelto Katie Tupper per questa prima tappa del nostro viaggio intorno al mondo perché è quasi assurdo che in Italia sia ancora così poco conosciuta. Ha una voce immediatamente riconoscibile, un timbro raro da ritrovare oggi in altre cantautrici, e soprattutto non ha paura di mostrarsi fragile mettendosi completamente a nudo attraverso la musica.

In Greyhound si parla di vulnerabilità, di quanto sia difficile tenere il passo in un mondo che corre continuamente, pieno di relazioni complicate e dinamiche tossiche, dove spesso diventa quasi impossibile distinguere ciò che ci fa bene da ciò che invece ci consuma lentamente.

Quindi, ogni volta che vi sembrerà di sentire tutto troppo forte e non saprete come dare un nome a quello che provate, ascoltate Katie Tupper. Magari non scriverete un disco, ma almeno saprete di non essere soli dentro questo caos.

Rispondi

Scopri di più da IndieVision.it

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere