Dopo aver trasformato emozioni personali e frammenti di vita quotidiana in una scrittura diretta e immediata, Corey torna con “Woodstock”, il nuovo singolo uscito lo scorso venerdì 22 maggio. Un brano pop rap malinconico e notturno, in cui l’artista romano racconta il disordine emotivo lasciato dalla fine di una relazione, tra ricordi che continuano a fare rumore e sentimenti difficili da lasciarsi alle spalle.

Con un linguaggio autentico e immagini fortemente visive, Corey continua il suo percorso artistico tra emotrap, influenze pop punk e sonorità moderne, confermando una sensibilità capace di parlare in modo sincero alla sua generazione. In occasione dell’uscita del brano, lo abbiamo intervistato per approfondire il significato di “Woodstock”, la sua evoluzione artistica e il rapporto tra vulnerabilità e scrittura.

“Woodstock” racconta il caos emotivo lasciato dalla fine di una relazione. Quanto c’è di autobiografico in questo brano e quanto invece nasce dall’osservazione delle relazioni della tua generazione?
Direi entrambe le cose. Sicuramente molto nasce dal bagaglio di esperienze, emozioni e sensazioni che ho vissuto nel corso della mia vita, ma allo stesso tempo c’è anche tanto osservando relazioni e situazioni che magari non ho vissuto in prima persona, ma che sento molto vicine alla mia generazione. Mi piace raccontare emozioni che possano appartenere un po’ a tutti.

Nel ritornello dici “Mi rubi il cuore come un furto, la testa sembra Woodstock”: come nasce questa immagine e cosa rappresenta per te il concetto di “Woodstock” all’interno del pezzo?
Il concetto di “Woodstock” all’interno del brano rappresenta la confusione e il caos che lascia una relazione quando sta finendo. Quando realizzi che insieme ai problemi e alle difficoltà stai perdendo anche qualcosa di bello e importante. “Woodstock” per me è proprio questo contrasto: da una parte il disordine emotivo, dall’altra quella sensazione di libertà e benessere che puoi provare durante un concerto o un momento che ti fa sentire vivo.

Negli anni sei passato dalla trap a una scrittura molto più introspettiva ed emotiva. C’è stato un momento preciso in cui hai sentito il bisogno di raccontarti in maniera più vulnerabile?
Nel corso della mia carriera ho sempre cercato di sperimentare tanto, provando strade diverse per trovare il modo più sincero possibile di esprimere me stesso. Non so se questa sarà la mia direzione definitiva, ma sento di stare arrivando sempre più vicino al tipo di artista che voglio essere. Con il tempo ho capito che mostrarsi più vulnerabili spesso permette anche di essere più veri.

Le tue canzoni sembrano trasformare esperienze personali in qualcosa di molto universale e immediato. Quando scrivi, pensi più a liberarti di un’emozione o a creare qualcosa in cui gli altri possano riconoscersi?
La mia musica parte sempre da quello che sento dentro o dalle emozioni che mi trasmette una base. È come un flusso di parole che viene fuori in modo naturale, quasi senza pensarci troppo. Poi torno sul pezzo e cerco di dare una forma più chiara a quello che voglio raccontare, cercando di creare qualcosa in cui anche gli altri possano riconoscersi.

In “Woodstock” convivono atmosfere malinconiche e sonorità molto moderne e notturne. Quanto conta per te l’aspetto “visivo” della musica nel creare un immaginario attorno ai brani?
Credo che l’immaginario visivo sia fondamentale. Quando ascolto o scrivo musica ho sempre in mente delle immagini, delle atmosfere, quasi delle scene. Penso che questo aiuti chi ascolta a entrare davvero nel mondo del brano e a immedesimarsi ancora di più nelle emozioni che vuole trasmettere.

Dopo le esperienze con il collettivo, i live come “Emonight” e il percorso da solista, senti che oggi Corey abbia finalmente trovato una propria identità artistica precisa
Per me la musica è continua evoluzione. Come dicevo prima, non so se questa sarà la mia forma definitiva artisticamente, ma oggi sento di avere una direzione molto più chiara rispetto al passato. In questo momento della mia carriera è la cosa più importante: continuare a crescere senza perdere autenticità.

Rispondi

Scopri di più da IndieVision.it

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere