Marzo è un mese lento. Un lento risveglio dal letargo invernale grazie alle prime giornate di sole e di caldo che iniziano a farsi sentire. Un altro elemento difficile da ignorare in questo periodo è la stanchezza e la spossatezza dovuta al cambio stagione. In questo caso la musica non può far altro che accompagnare questa sensazione di intorpidimento per risvegliarci piano piano in maniera confortevole e sicura.

Diverse le chicche che questi mesi ci hanno riservato a partire dalla giovane Livrea, continuando poi con Rochelle, Mazzariello, Salomèe, prima stanza a destra, bologna violenta, Nostalgia/Futuro, Santamarea e Scemodiguerra: un mix di sapori e colori che rappresenta perfettamente l’inizio della primavera.

Ascoltali mentre leggi le nostre recensioni e facci sapere quale altro disco ti piacerebbe vedere in questa rubrica nei prossimi mesi (puoi scriverci alla mail info@indievision.it, nei dm instagram o nel nostro gruppo whatsapp, dove preferisci!)



💿1. Livrea – “Finalmente, musica!”

Etichetta: Believe Music Italia / Talentoliquido
Durata: 4 Brani, 10 minuti
Mood: Per quando vuoi chillare sul divano fissando il soffitto
Per chi ama: Angelica Bove, Arya, Laila Al Habash
Brano chiave: Arrivo

È dai tempi di Margherita Vicario che non mi innamoravo così di una voce femminile. Livrea è stata una piacevolissima recente scoperta, ho subito sentito un feeling speciale con le sue canzoni, già dal primo ascolto. L’EP si apre con “Arrivo”, brano chiave che inizia con “Non lo faccio perchè va di moda, lo faccio perchè mi consola”: nel mondo di oggi quante cose si fanno per moda? Troppe. E purtroppo la musica sta diventando una di queste, la vera ricerca musicale è spesso soppiantata da basi già fatte o cantate dalla AI. Ma la vera musica, quella che ci consola e che ci fa sentire subito meglio è quella originale e studiata, fatta ancora e soprattutto per passione. Il mio pezzo preferito rimane però “Babilonia” perchè la base orientale mi ha piacevolmente sorpresa, tanto che per un attimo ho pensato di aver cambiato album per sbaglio e invece no: è proprio la ricerca musicale di Livrea che ci ha condotto in medioriente e ci ha fatto viaggiare con l’anima. A questo punto forse è proprio il caso di dirlo, questo lavoro, così come tutti gli altri menzionati nella nostra rubrica Recensioni Tascabili, ci fanno proprio dire: “Finalmente, musica!”

(Iris Chindamo)

💿2. Roshelle – “Mangiami pure”

Etichetta: BMG
Durata: 25 min
Mood: se Amelie Poulain facesse un album
Per chi ama: Beabadoobee
Brano chiave: Musa

Già dalla splendida copertina (a cura di Tommaso Ottomano) dai tratti surrealisti, questo album mi ha dato l’impressione di poter essere uscito dalla fervida immaginazione di un personaggio come Amélie Poulain, e non so bene spiegare perché. Sarà per la verve eccentrica e l’ampio spazio emotivo occupato da ciascuna traccia, oppure per le note fiabesce che assumono alcune scelte stilistiche, di produzione e di scrittura. “Sembra di stare nello spazio, però sott’acqua” , più o meno sintetizza bene l’idea. Un piccolo viaggio introspettivo e allucinante tra intimità tradite e sogni fuori scala, tra pagine di diario rubate e confessioni dopo le 2 di notte.

(Eccenico)

💿3. Bologna Violenta – “OBLOMOVISMO”

Etichetta: Dischi Bervisti
Durata: 16 brani, 27 minuti
Mood: post-grind rumorosissimo
Per chi ama: Niccolò Paganini e i Napalm Death (contemporaneamente)
Brano chiave: Tuk-Tuk Extravaganza

Al secolo Nicola Manzan, uno degli artisti più indecifrabili del panorama nazionale, Bologna Violenta torna a pubblicare, e noi non possiamo che essergliene grati. “Oblomovismo”, termine tratto dal romanzo del 1859 dello scrittore russo Ivan Aleksandrovič Gončarov, trasporta in chiave noise l’apatia del protagonista ai giorni nostri: l’Oblomov del 21esimo secolo è seduto su un divano digitale e da dietro uno schermo cerca nemici immaginari da incolpare per ogni suo fallimento. Tra campionamenti assurdi, filastrocche indiane condite di vocoder (Nicola mi aveva raccontato il significato di “Tuk-Tuk Extravaganza” ma me lo sono dimenticato), Wanna Marchi, violini, elettronica e riff tiratissimi, complice anche un colossale Alessandro Vagnoni alla batteria. Un trip rumorosissimo, necessario e catartico.

(Marco Anghileri)

💿4.  Mazzariello – “Grandi Successi”

Etichetta: Futura dischi
Durata: 21 min, 21 secondi
Mood: un abbraccio fragile e sincero
Per chi ama: Fulminacci, Brunori SAS, Galeffi
Brano chiave: Amarsi per lavoro

Tanta delicatezza è il principale ingrediente della musica di Mazzariello. Con Grandi Successi, continua a costruire il suo mondo emotivo con una sincerità che spiazza. Il titolo è una piccola provocazione: niente trionfi scritti apposta con occhio alla classifica, ma quei “successi” minuscoli e quotidiani che creano il vero cambiamento: le lacrime trattenute, le corse in città, gli affetti che resistono al caos. L’EP alterna brani più diretti e luminosi a momenti intimi e sussurrati, con una scrittura che non ha più paura di mostrarsi fragile. “Manifestazione d’amore”, presentata a Sanremo, resta il cuore pulsante del progetto, ma sono gli inediti a rivelare la maturità crescente di Mazzariello: essenziale, empatico, capace di trasformare la normalità in qualcosa che somiglia a un abbraccio condiviso. Un lavoro piccolo solo nel formato, non nell’intensità.

(Michela Ginestri)

💿5. prima stanza a destra – “la ragazza che suonava il piano”

Etichetta: Sugar
Durata:
19 min, 39 secondi
Mood:
tutti quei suoni che portano equilibrio dentro di te
Per chi ama:
faccianuvola, Joan Thiele
Brano chiave:
liszt

la ragazza che suonava il piano è il momento in cui prima stanza a destra smette di essere “una promessa” e si mostra autore vero, con una visione diretta e precisa. È un EP di transizione ma nel senso migliore: quello in cui cresci senza perdere la fragilità, in cui l’urgenza emotiva diventa musica. Le canzoni respirano più ampie, più mature, ma conservano quella dolcezza storta che è ormai la sua firma. Tra falsetti celestiali, pianoforti che sembrano saper parlare e un’elettronica che guarda a James Blake e M83 senza imitarli, l’EP costruisce un paesaggio intimo e luminoso, dove l’amore è rifugio, ossessione, promessa e paura. È un lavoro che ti prende per mano e ti dice: “tranquillo, anche io non ho capito niente, però lasciamo parlare la musica”

(Michela Ginestri)

💿6. Nostalgia/futuro – “Nostalgia/Futuro”

Etichetta: 42 Records
Durata:
9 brani, 24 minuti
Mood:
Indie pop-rock per perdersi nei ricordi e guardare al futuro
Per chi ama:
Beach House, Post Nebbia, Tropea
Brano chiave:
Internet

Anticipato da cinque singoli, l’omonimo album di Nostalgia/Futuro è una raccolta di canzoni capaci di trasportare l’ascoltatore a volte nei sogni futuri ed altre nei ricordi di un passato più o meno lontano. Un indie rock con contaminazioni pop quello di Nostalgia/Futuro, fatto di immagini nitide e chiare, in cui è facile rivedersi. Il disco narra la bellezza sia dei momenti passati, che dei momenti futuri: entrambi non si possono toccare, ma hanno la capacità di far viaggiare la mente dell’ascoltatore, un ascoltatore che rimanere sempre ancorato al presente.

(Edoardo Previti)

💿7. Salomèe – “Brutto Show”

Etichetta: Carosello Records
Durata:
30 minuti, 3 secondi
Mood:
il mood di una carezza data con le mani sporche di vita
Per chi ama:
Angelina Mango, Madame, Ghali
Brano chiave:
Kirikù

Brutto Show è un debutto che sorprende per maturità e visione, un lavoro fresco e ben studiato, che quasi stupisce per essere un primo ep. Salomèe trasforma storie dure come colonialismo, amori tossici, periferie, solitudine, in un racconto forte, dove la sua voce afro‑italiana diventa ponte tra identità e generazioni. Le immagini sono vive, la scrittura è diretta ma mai compiaciuta, e la produzione mescola afrobeat e urban francese in una forma ibrida interessante. È un EP che non fa spettacolo del dolore: lo attraversa, lo nomina e ci costruisce sopra un atto di resistenza gentile. “Kirikù” ci mostra una ferita collettiva come quella dei libri da cui prende nome, “Alto mare” scava nelle dipendenze emotive, “Anna nelle banlieue” è un piccolo momento di resistenza quotidiana. “Narciso” e “Inferno” mostrano il lato più intimo e vulnerabile, mentre la title track tiene insieme tutto e fa da manifesto: la crudeltà del mondo e la scelta ostinata di non perdere la propria innocenza.

(Michela Ginestri)

💿8. Santamarea – “Anime Storte”

Etichetta: Numero Uno/Sony Music Italia
Durata:
11 brani, 38 minuti
Mood:
Rock cantautorale per chi vuole ribellarsi a ciò che la società gli impone
Per chi ama:
The Last Dinner Party, Emma Nolde, Carmen Consoli
Brano chiave:
Tenere Tenebre

“Anime Storte” è il primo album in studio dei Santamarea, uno dei gruppi più interessanti del panorama musicale italiano, nonché vincitori di Musicultura 2023. Prodotto da Roberto Cammarata, produttore de La Rappresentante di Lista, questo album del quartetto siciliano è un vero e proprio viaggio verso l’accettazione, la consapevolezza che per essere sé stessi, per trovare la felicità è necessario accogliere la propria natura, scegliere la propria strada, rifiutando e ribellandosi a ciò che è visto come norma o ha un futuro già scritto da altri. Per quello che riguarda la scrittura e il sound, questo esordio mi ha colpito per la sua voglia di unire elementi legati all’immaginario cantautorale e, in questo caso, siciliano, con sonorità ricercate e dal respiro internazionale. “Anime Storte” è un manifesto per tutti coloro che si sentono storti, si sentono sulla strada sbagliata e hanno voglia di cambiare rotta, accettando anche le proprie tenebre per tornare a splendere.  

(Edoardo Previti)

💿9. Scemodiguerra – “sacrocuore”

Etichetta: NOT ON LABEL (autoprodotto)
Durata:
3 brani, 8 minuti e 38 secondi
Mood:
per chi si emoziona a sentire una chitarra arpeggiata e non ha paura delle streghe, dei diavoli e di tante altre cose molto serie
Per chi ama:
I Mercanti di Liquore, Il Pan del Diavolo e le torte di tua nonna
Brano chiave:
Vedo le vipere

Non ho intenzione di girarci intorno: questo è già uno degli EP dell’anno.
Il folk tinteggiato di blues e cantautorato degli SCEMODIGUERRA ritorna a 4 anni di distanza dal già splendido “Isabella del Vento, il Santo Muratore e tanto tempo per pensare” con “SACROCUORE”, un EP piccino picciò di sole 3 canzoni registrate in casa, che anticipa il loro secondo album, previsto in primavera. “Regina dei Cardi” è un brano strumentale strapieno di ottime idee, la migliore delle quali è forse quella di non metterci sopra un testo. “Strega cammina nel buio” è una ballata folk che così ne passano davvero poche, mentre “Vedo le Vipere” è un brano parecchio più arrabbiato, ironico e politico. Tre pezzi diversi, seppur all’interno dello stesso genere, il cui filo conduttore sono le ottime trovate musicali (il metallofono che segue la melodia in “Vedo le vipere” oppure il chalumeau che dolcissimo accompagna “Strega cammina nel buio”) presentate senza la spocchia del tipico gruppo lo-fi, ma con la genuinità casalinga di chi non cerca attenzioni a tutti i costi e con la semplicità delle torte delle nonne, che sanno di burro, di zucchero e di nient’altro. E sono buone proprio per questo

(Moreno Bertolazzi)

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