Ci sono momenti nella carriera di artisti e gruppi in cui si ha un blocco dello scrittore, ossia si fa fatica ad incidere e pubblicare canzoni che possano rappresentare in toto il progetto o la direzione che si vuole prendere, ma, allo stesso modo, ci sono momenti in cui l’ispirazione artistica è così forte, intensa e non arginabile che si continua ad incidere, andare in studio e creare musica nuova da poter condividere con il proprio pubblico e non solo.

Per gli España Circo Este, l’ultimo anno, è stato all’insegna della produttività artistica, ma una produttività intesa come necessità, necessità di pubblicare pezzi capaci di colpire il pubblico parlando di questi anni bui con lo spirito di rivolta e con quella voglia di prendere una posizione chiara e limpida, tipica di una certa musica di protesta degli anni ’70.

Il gruppo, la cui produzione artistica è stata sempre legata alla volontà di parlare del quotidiano e di esporsi pubblicamente senza peli sulla lingua, in questo caldo e buio 2026, dopo l’ottimo disco “Canzoni per la decrescita felice”, ha deciso di premere sull’acceleratore pubblicando una serie di singoli incendiari capaci di descrivere, in maniera non velata, le problematiche sociali e musicali dei giorni nostri.
Questa voglia di esporsi senza paura delle conseguenze e di far diventare ogni data del loro lunghissimo tour una festa di protesta, ha portato il gruppo, sulle scene dall’inizio degli anni ’10, a vincere il Premio MEI 2026 alla “Migliore Canzone Indipendente Dell’anno” grazie al brano “Boicotta il Palazzetto” realizzato in collaborazione con il Duo Bucolico.

In attesa di poter ritirare il premio e di esibirsi sul palco della Trentesima Edizione del MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti, che si svolgerà tra il 1 e il 4 ottobre a Faenza, abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con gli España Circo Este e di parlare della loro tournée, della soddisfazione davanti all’ottenimento di questo prestigioso riconoscimento, dei tre brani pubblicati nel corso del 2026 e della loro poetica di protesta e non solo.



Ciao ragazzi, benvenuti su IndieVision! Come state? Come sta andando il tour con cui, dal finire di agosto, state suonando in giro per l’Italia?
Ciao Regaz, noi stiamo benissimo! E’ stata un’estate pazzesca, una delle più piene di sempre, mancano ancora una manciata di date, ma sentiamo già la nostalgia del tour!

Lo scorso anno è uscito il vostro ultimo album “Canzoni per la decrescita felice” ma, nonostante questo, nel corso del 2026 avete pubblicato altri tre singoli che mostrano come stiate attraversando un momento di ispirazione e creazione molto proficuo. Rispetto agli anni passati, è cambiato qualcosa nel vostro modo di scrivere una canzone?
Sicuramente ora più che in passato ci poniamo meno limiti. Scriviamo canzoni in un modo molto libero: nell’ ultimo disco abbiamo fatto dei pezzi latini e delle ballad, ma ci sono anche il punk e la tecno. “Boicotta il Palazzetto” invece è un mix di rock e dance, mentre “Anni di Merda” è venuta fuori mentre eravamo tutti in furgone scendendo a Roma per un concerto. Abbiamo trovato la nostra chiave per scrivere nel non metterci mai limiti sul genere, il momento e l’argomento giusto per una canzone, vogliamo solo fare musica che ci piace.

Concentrandoci sui tre brani che avete pubblicato nel corso di quest’anno, così come è sempre accaduto nel corso della vostra carriera, i temi sono molto legati alla quotidianità e al panorama culturale e politica che si respira in questi giorni. Quanto è importante, secondo voi, per un artista esporsi pubblicamente?
Noi semplicemente non possiamo farne a meno o ci sembrerebbe di nascondere una parte fondamentale di chi siamo. È innegabile che esporsi politicamente e prendere una posizione chiara comporti dei rischi. Significa accettare che alcune porte si chiuderanno o che una parte di pubblico deciderà di voltarti le spalle. Ma prima ancora di essere musicisti, siamo persone con una visione del mondo e con idee ben precise. Per noi la musica non è un esercizio d’intrattenimento neutrale: riversare il clima culturale che ci circonda e la nostra visione del mondo nelle canzoni è l’unico modo che conosciamo per fare musica in maniera sincera.

Di “Tornerà” mi ha colpito molto la copertina, una copertina che mi ha ricordato quell’iconografia anni settanta tipica delle proteste studentesche e femministe. La musica, per voi, tornerà ad essere un megafono di protesta o con l’evoluzione tecnologica, e non solo, si andrà sempre di più verso una musica fredda e vuota di contenuti sociali?
Temo che siamo già scivolati in quella direzione un bel po’ di anni fa! Per un certo periodo ci è sembrato che uscisse solo musica vuota, scritta a tavolino per dire tutto senza dire niente, senza scontentare nessuno, che solo non si esponeva, ma non emozionava neanche. Adesso forse le cose nel mondo stanno andando così male che sta avvenendo un cambiamento! Un sacco di artisti, anche giovanissimi, non solo si espongono ma sono apertamente schierati, ed anche nel pubblico forse c’è più voglia di trovare una musica che ti ispiri a lottare per un cambiamento; quello che è successo in questi giorni con il tour di Ed Sheeran ne è la prova. speriamo che tutto questo rimanga, che non sia solo una moda, secondo noi è una necessità culturale forte.

In “Anni di merda”, oltreché parlare sia delle contraddizioni della società moderna e sia della deriva sempre più a destra che stiamo vivendo, sembra che puntiate il dito contro la sinistra, meglio dire, quei partiti o quei movimenti che portano avanti le battaglie tipiche di una certa sinistra, ma che sembrano non essere più capaci di parlare a tutti. Quale sarebbe la vostra soluzione a questi “Anni di merda”? Un consiglio che vorreste dare ai partiti di sinistra in vista delle elezioni dell’anno prossimo?
Prendere posizioni nette, senza paure. Personalmente, non possiamo sentirci rappresentati da una sinistra che ha paura persino di pronunciare la parola “genocidio”, o che si mostra tiepida di fronte all’imperialismo militarista e all’escalation armata guidata dagli USA. Così come non ci si può dire di sinistra se non si offrono soluzioni radicali e coraggiose per fermare il riscaldamento globale e la crisi climatica. La sinistra di oggi ha smesso di parlare alla gente. Servono idee chiare e la forza di sostenere battaglie scomode. La gente ha bisogno di capire da che parte stai, soprattutto quando il clima si fa duro.

Dopo l’uscita dei tre singoli di quest’anno, il tour che vi sta portando a suonare in giro per l’Italia e il premio MEI, che programmi hanno gli España Circo Este per finire questo 2026?
Abbiamo ancora qualche data in giro per l’Italia, poi ci fermeremo per un po’, è tempo di scrivere musica nuova!

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