Parliamoci chiaro, tra i concerti più attesi per l’estate 2026 ai primi posti, oltre ogni ragionevole dubbio, c’erano i cani, quella serie di live che segna il ritorno del progetto di Niccolò Contessa sui palchi dei festival più importanti della penisola.
Dopo lo straordinario successo del tour nei club dello scorso inverno e del ritorno discografico con “Post Mortem”, quarto album in studio uscito a nove anni di distanza da “Aurora”, i fan ed i cultori della prima scena indie italiana degli anni ’10 non si sono lasciati cogliere alla sprovvista e hanno preso d’assalto i biglietti per le esibizioni estive di Contessa e company.

Essendo dei grandi fan de i cani, essendo stati folgorati dal concerto di Padova dello scorso novembre ed essendo alla disperata ricerca della maglietta di “Post Punk”, non ci abbiamo pensato due volte e abbiamo preso su la macchina in direzione Cesena per partecipare al loro live tenutosi al Acieloaperto, uno dei festival più importanti del panorama italiano, nonché realtà capace di coniugare sociale e musica di qualità, artisti emergenti e nomi noti del panorama musicale nazionale ed internazionale.
Una volta arrivati alla Rocca Malatestiana di Cesena, location da mozzare il fiato per la sua bellezza e storicità, nonché per una salita non del tutto semplice, per prima cosa ci siamo fiondati al merch ufficiale dove, finalmente, ho potuto acquistare l’oggetto dei miei desideri, la tanto bramata e ricercata maglietta di “Post Punk”.
Dopo aver messo al sicuro questo cimelio, e averne presi altri due per le colleghe della redazione, abbiamo iniziato a girare incuriositi per il cortile della Rocca, ad assaporare le specialità tipiche della Romagna e a bere qualche birretta mentre in sottofondo il due di dj Bollicine Club Italiano intratteneva il pubblico con un set molto italiano tra grandi classici, pezzi di artisti sconosciuti ma diventati cult e qualche incursione di artisti indie contemporanei.

Con la pancia piena e ormai dissetati, ci siamo avvicinati al secondo palco della location, il Cuore Stage, in attesa delle esibizioni di Marco Fracasia e degli Zara Colombo.
Ad aprire le danze è stato Marco Fracasia, con un set molto intimo, accompagnato dalla sola chitarra elettrica, capace di incantare il pubblico che, via via, arrivava alla Rocca. Per l’occasione, il cantautore ha presentato sia alcuni brani estratti dai suoi primi EP, nonché alcune tracce del suo nuovo album 4321 Hz, uscito qualche mese fa per 42 Records. Tra gli ascoltatori più interessati al set dell’artista piemontese, mi è sembrato di scorgere Ummarell e Sandri, nonché Emiliano Colasanti, il fondatore e deus ex machina di 42 Records, una delle etichette indipendenti più importanti del panorama musicale italiano.

Dopo un breve momento di pausa, riempito con l’ennesima birretta e un piatto di cappelletti vegetariani, ecco che sul palco salgono gli Zara Colombo, duo italo-argentino reduce dal sorprendente e ottimo album d’esordio “Madre Lingua”, uscito per Sugar. I due artisti, con un look a metà via tra gli anni ’70 e il vecchio west, hanno tenuto il palco alla perfezione con una chimica e una presenza scenica fuori dalla norma, capace di coinvolgere tutti gli spettatori seduti sul prato della Rocca e rapiti da brani come “Punk”, “Tango”, “Mamma Mezzanotte” e qualche inedito.

Una volta terminati i concerti d’apertura presso il Cuore Stage, ci siamo incamminati verso il Scintilla Stage, aka il palco principale, in attesa dell’inizio del concerto de i cani. Mentre la notte calava, l’agitazione per l’inizio dell’esibizione via via aumentava, così come il pubblico che man mano stava completamente affollando il prato della Rocca.
Dopo un’attesa che, a noi, è sembrato infinita, ecco che alle 21:30, puntuali come un orologio svizzero, salgono sul palco Contessa e company che, senza dire parola, iniziano subito a suonare tre tracce estratte da “Post Mortem”, mandando i fan in completo delirio. Finita “Nella parte del mondo in cui sono nato”, Contessa si prende un momento per salutare il pubblico ed introdurre le prossime canzoni, un vero e proprio ritorno agli inizi; infatti, fatta questa piccola presentazione, ecco che attaccano con “Wes Anderson” e “Asperger” ed io, felice come un bambino in un negozio di giocattoli, ho iniziato a cantare come se non ci fosse un domani.

Dopo questo ritorno al 2011/12, il concerto è proseguito con un’alternanza, a dir poco perfetta, di brani di “Post Mortem” ed altre canzoni estratte da “Aurora”, “Glamour” e “Il Sorprendente Album d’Esordio”. Tutte le tracce erano accompagnate da dei visual curati nel minimo dei dettagli e capaci di seguire il mood della canzone e di amplificarne il significato, in un legame immagini e musica davvero stretto e fortemente artistico. Ad un certo punto, dopo aver fatto scatenare il pubblico sulle note di “Come Vera Nabokov”, “Hipsteria” e “Le Coppie”, sul palco è rimasto il solo Contessa che, prendendo il microfono, ha annunciato l’esecuzione di un brano inedito, proponendo così, al pubblico, un momento al di fuori della sua comfort zone. Il pezzo in questione è “Squalo Balena”, una traccia dove la voce malinconica ma ipnotica di Contessa è accompagnata dalla sola chitarra elettrica. Questa traccia ci ha letteralmente folgorati per via della sua profondità e di un testo diretto, senza peli sulla lingua capace di parlare direttamente al nostro io interiore. Finito questo momento intimo e molto personale, ecco che Valerio Bulla, Andrea Suriani, Marcello Newman, Frankie Bellani e Simone Ciarocchi risalgono sul palco per un’altra serie incredibile di pezzi capaci sia di far pogare il pubblico, come accaduto durante “Post Punk”, sia di fargli versare tutte le lacrime in corpo, come durante “Il Posto Più Freddo”.

Dopo questa serie di canzoni, le luci si spengono, i sei musicisti escono dal palco ed iniziano a risuonare per la Rocca Malatestiana le note del brano strumentale “Post Mortem”, traccia che dà la possibilità al gruppo di tirare un po’ il fiato in vista del gran finale e a noi di trovare le ultime energie in corpo per i prossimi brani. A intermezzo concluso, Contessa e company rientrano sul palco più carichi che mai, riprendono in mano gli strumenti ed ecco che il pubblico ricomincia a scatenarsi e ad urlare a squarciagola sulle note di “Colpo di tosse”, “Non finirà”, “I Pariolini di diciott’anni” e le “Velleità”, in una versione modificata dove al posto di Vasco Brondi, Contessa inserisce l’ambigua figura mascherata di Tony Pitony. Segue questa tranche musicale “Calabi-Yau”, un brano che dal vivo ha tutto un altro sapore ed un’altra potenza emotiva, lo sfogo quasi noise di “FBYC (Sfortuna)” e “Sparire”, canzone eseguita dal solo Contessa alle tastiere e che, dopo alcuni accordi, è stata impreziosita da un avvistamento di una stella cadente sui cieli di Cesena, che ha lasciato tutti i presenti a bocca aperta. Conclusa la traccia che chiude “Aurora”, Contessa ringrazia e presenta al pubblico i suoi compagni di palco, di viaggio e si congeda a Cesena con una maestosa versione di “Lexotan” che mi ha folgorato per la sua intensità, ma sono di parte, essendo uno dei miei brani preferiti della produzione de i cani.

Mentre sugli schermi scorrevano i ringraziamenti di tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione del ritorno dal vivo de i cani, ci siamo lentamente avviati verso l’uscita e, con in sottofondo il dj set conclusivo dei Bollicine Club Italiano, ho iniziato a pensare tra me e me quanto questo concerto mi abbia impressionato per la cura nei particolari, quanto sia stato una vera e propria rappresentazione artistica, e non solo, del progetto musicale ideato da Contessa quindici anni fa. Un progetto in cui la musica è la vera protagonista e non chi la canta, dove non conta l’apparenza, il saper tenere il palco intrattenendo il pubblico con aneddoti o balletti o la capacità di andare virali, ma la forza comunicativa delle canzoni, una forza che dal vivo, grazie ai visual, diventa ancor più forte e capace di colpire e far riflettere l’ascoltatore.

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