Giovanni Toscano torna con il suo nuovo EP “Il gioco delle tre domande”, un progetto introspettivo che prende forma da un semplice gioco, porsi delle domande e, attraverso le risposte, scoprire qualcosa in più su se stessi e sul proprio modo di pensare.

L’EP si compone di cinque brani in cui malinconia e leggerezza si alternano, dando vita a immagini di quotidianità e a emozioni in cui è facile riconoscersi. Più che offrire risposte, il progetto invita l’ascoltatore a trovare le domande giuste da porsi per far si che si possa ancora scoprire qualcosa di inedito su se stessi.

Giovanni Toscano il gioco delle tre domande intervista
Giovanni Toscano il gioco delle tre domande intervista

“Il Gioco delle tre domande” è un EP molto introspettivo che anticipa il tuo terzo album. Ma cosa è, per te, questo “gioco delle tre domande”?
Effettivamente me lo sono chiesto anche io. Il gioco delle tre domande, è un gioco che  esiste realmente. Se un giorno ci incontreremo te lo farò, perché se te lo dico si rovina tutto. E’ un gioco che ha tre domande e giocandoci si scoprono cose su di te. E’ un gioco che porta all’introspezione. Mi sono molto interrogato ultimamente, ho compiuto trenta anni e li ho sentiti. L’ep si concentra sul svelare le cose, parla di amore, ma anche la paura di perderlo, dell’intimità della coppia.

Nel brano omonimo al disco canti: “Le cose che ci rendono noi, le abbiamo rotte e poi rifatte”. Tu cosa hai dovuto rompere e ricostruire nella tua vita?
Questo non te lo saprei dire, è una domanda un po’ complessa.  Ti direi le aspettative, me le formo sempre, perché mi piace aspirare a qualcosa di grande in qualsiasi circostanza. Alcune vanno come speravi altre no, quindi bisogna infrangerle e poi ricostruirle.

Nel tuo percorso artistico ci sono state delle cose che hai dovuto distruggere, per approfondirle in maniera differente?
Beh si. Se penso al mio esordio grandioso e favoloso nel cinema, con un film si Virzì di cui ero protagonista, poi per un anno non ho lavorato. Arrivi a 20 anni che dal nulla fai un film e poi invece non va. Lì c’è stata una ricostruzione. Ma lì per lì, non me l’aspettavo. Anche con la musica è successo quando ho iniziato a pensare a farla per davvero  di conseguenza ti prendi tutte le responsabilità del caso.

Canti anche: “La difficoltà è una variante del presente”. Qual è la difficoltà più grande che senti oggi?
Le notizie dall’esterno mi appesantiscono molto. Però ho avuto uno switch dal cervello e smetto di pensarci. Invece nella mia vita mi sta pesando che ora arrivato ai trenta anni, nella mia vita non ho né la sicurezza che hanno alcuni miei amici, facendo dei lavori con degli orari e un capo, ma allo stesso tempo non sono neanche una rockstar. Mi trovo in questa via di mezzo che non ho né la sicurezza e né una vita vaschiana. Il problema sta anche nel riempire la settimana, per esempio non posso vedere i miei amici perché staccano da lavoro verso sera. Cose piccole ma che fanno molto.

In “Mi Manca” parli della leggerezza dell’infanzia che sembra svanire. Crescendo la perdiamo davvero, o semplicemente vediamo tutto con più lucidità?
Direi che la perdiamo. Anche solo l’energia. Giocare tutto il pomeriggio ad una cosa, dargli tutta quella importanza, ora non c’è più.

In “Macchina giusta” la fantasia è centrale ma si scontra con la realtà. Che ruolo ha la fantasia nella tua vita quotidiana?
Molto grande. Io sotto la doccia immagino un sacco di cose. Situazioni in cui sono coinvolto, avventure. Tutte cose positive e vanagloriose. Sul letto se invece mi partono i pensieri sono brutti, demolitori. Invece quando cammino con la musica, lì spazio senza né chiedere troppo e né troppo poco. Sono pro ai film mentali, il tempo passa velocissimo quando li fai.

“Dritti all’inferno” racconta un presente anestetizzato, dove l’empatia sembra sparire. Tu come ci navighi dentro questo presente così distaccato?
Io nel brano ho voluto rappresentare il peggio del peggio, poi non è vero che siamo così distaccati. Però è vero che si ferma un po’ lì, magari per protezione. Dall’altra parte siamo molto concentrati su di noi e sulle nostre vite. Si pensa molto di più a se stessi invece di fare gruppo. Siamo anche assuefatti dal vedere costantemente la violenza, ma ad alcune persone  piace vedere questa violenza.

Scrivi: “L’acqua pulisce il corpo e l’anima”. Perché attribuisci all’acqua questo potere purificante?
Io trovo che sia molto bello quando piove in generale, soprattutto quando piove tanto ed è venerdì sera e magari non hai voglia di uscire. Sai che tutti sono in casa e tutti stanno vedendo che sta piovendo. Un po’ godo quando vedo la pioggia in casa. Penso che oggi quello che ci lega tutti sono gli agenti atmosferici, le cause di forza maggiore. Ma che non hanno a vedere con noi, ma con la natura. Per esempio nel periodo del covid eravamo tutti più stretti e più vicini e così lo fa la pioggia, una nevicata incredibile, la piena di un fiume. Mi ricordo ce ne fu una a Pisa ed eravamo tutti in giro a guardare la piena del fiume. Il senso di comunità lo crea il grande cataclisma, non per forza distruttiva, ma qualcosa che la natura fa di grosso.

“Io e te” parla di un amore che resta anche oltre la fine. Pensi che un amore possa continuare a esistere anche quando finisce?
Qui ci vorrebbero tante parole per definire l’amore e le sue sfumature. Però si, restano degli strascichi. Per esempio nei confronti di una mia ex provo un amore fraterno, un senso di famiglia. Credo che l’indifferenza non ci possa essere, se c’è stato qualcosa di importante anche se è finita male o in maniera grigia.

Che senso dai all’amore ora a trenta anni sia nella tua personale che artistica?
Inizia a piacermi sempre di più. Da piccolo ero molto più scettico. Se mai il mio progetto dovesse esplodere, tireranno fuori dell’interviste in cui dico: No, l’amore non esiste. Cosa che ha anche un senso. Però ho un rapporto migliore con l’amore. Io sono un fan dell’amore che rimane un po’ fresco. Da poco ho litigato con la mia fidanzata e sono contento di averci litigato. E’ bello, magari litighi, rimescoli tutto, dici la verità. Anche se senti cose delle negative, delle volte penso: Che bello sto sentendo delle cose negative, mi sento vivo. La trovo bella questa cosa.

Il terzo album seguirà questa stessa direzione emotiva? E ci saranno date per ascoltare presto questi brani dal vivo?
Giovanni Toscano torna con il suo nuovo EP “Il gioco delle tre domande”, un progetto introspettivo che prende forma da un semplice gioco, porsi delle domande e, attraverso le risposte, scoprire qualcosa in più su se stessi e sul proprio modo di pensare.

L’EP si compone di cinque brani in cui malinconia e leggerezza si alternano, dando vita a immagini di quotidianità e a emozioni in cui è facile riconoscersi. Più che offrire risposte, il progetto invita l’ascoltatore a trovare le domande giuste da porsi per far si che si possa ancora scoprire qualcosa di inedito su noi stessi.

“Il Gioco delle tre domande” è un EP molto introspettivo che anticipa il tuo terzo album. Ma cos’è, per te, questo “gioco delle tre domande”?
Effettivamente me lo sono chiesto anche io. Il gioco delle tre domande, è un gioco che  esiste realmente. Se un giorno ci incontreremo te lo farò, perché se te lo dico si rovina tutto. E’ un gioco che ha tre domande e giocandoci si scoprono cose su di te. E’ un gioco che porta all’introspezione. Mi sono molto interrogato ultimamente, ho compiuto trenta anni e li ho sentiti. L’ep si concentra sul svelare le cose, parla di amore, ma anche la paura di perderlo, dell’intimità della coppia.

Nel brano omonimo al disco canti: “Le cose che ci rendono noi, le abbiamo rotte e poi rifatte”. Tu cosa hai dovuto rompere e ricostruire nella tua vita?
Questo non te lo saprei dire, è una domanda un po’ complessa.  Ti direi le aspettative, me le formo sempre, perché mi piace aspirare a qualcosa di grande in qualsiasi circostanza. Alcune vanno come speravi altre no, quindi bisogna infrangerle e poi ricostruirle.

Nel tuo percorso artistico ci sono state delle cose che hai dovuto distruggere, per approfondirle in maniera differente?
Beh si. Se penso al mio esordio grandioso e favoloso nel cinema, con un film si Virzì di cui ero protagonista, poi per un anno non ho lavorato. Arrivi a 20 anni che dal nulla fai un film e poi invece non va. Lì c’è stata una ricostruzione. Ma lì per lì, non me l’aspettavo. Anche con la musica è successo quando ho iniziato a pensare a farla per davvero  di conseguenza ti prendi tutte le responsabilità del caso.

Canti anche: “La difficoltà è una variante del presente”. Qual è la difficoltà più grande che senti oggi?
Le notizie dall’esterno mi appesantiscono molto. Però ho avuto uno switch dal cervello e smetto di pensarci. Invece nella mia vita mi sta pesando che ora arrivato ai trenta anni, nella mia vita non ho né la sicurezza che hanno alcuni miei amici, facendo dei lavori con degli orari e un capo, ma allo stesso tempo non sono neanche una rockstar. Mi trovo in questa via di mezzo che non ho né la sicurezza e né una vita vaschiana. Il problema sta anche nel riempire la settimana, per esempio non posso vedere i miei amici perché staccano da lavoro verso sera. Cose piccole ma che fanno molto.

In “Mi Manca” parli della leggerezza dell’infanzia che sembra svanire. Crescendo la perdiamo davvero, o semplicemente vediamo tutto con più lucidità?
Direi che la perdiamo. Anche solo l’energia. Giocare tutto il pomeriggio ad una cosa, dargli tutta quella importanza, ora non c’è più.

In “Macchina giusta” la fantasia è centrale ma si scontra con la realtà. Che ruolo ha la fantasia nella tua vita quotidiana?Molto grande. Io sotto la doccia immagino un sacco di cose. Situazioni in cui sono coinvolto, avventure. Tutte cose positive e vanagloriose. Sul letto se invece mi partono i pensieri sono brutti, demolitori. Invece quando cammino con la musica, lì spazio senza né chiedere troppo e né troppo poco. Sono pro ai film mentali, il tempo passa velocissimo quando li fai.

“Dritti all’inferno” racconta un presente anestetizzato, dove l’empatia sembra sparire. Tu come ci navighi dentro questo presente così distaccato?
Io nel brano ho voluto rappresentare il peggio del peggio, poi non è vero che siamo così distaccati. Però è vero che si ferma un po’ lì, magari per protezione. Dall’altra parte siamo molto concentrati su di noi e sulle nostre vite. Si pensa molto di più a se stessi invece di fare gruppo. Siamo anche assuefatti dal vedere costantemente la violenza, ma ad alcune persone  piace vedere questa violenza.

Scrivi: “L’acqua pulisce il corpo e l’anima”. Perché attribuisci all’acqua questo potere purificante?
Io trovo che sia molto bello quando piove in generale, soprattutto quando piove tanto ed è venerdì sera e magari non hai voglia di uscire. Sai che tutti sono in casa e tutti stanno vedendo che sta piovendo. Un po’ godo quando vedo la pioggia in casa. Penso che oggi quello che ci lega tutti sono gli agenti atmosferici, le cause di forza maggiore. Ma che non hanno a vedere con noi, ma con la natura. Per esempio nel periodo del covid eravamo tutti più stretti e più vicini e così lo fa la pioggia, una nevicata incredibile, la piena di un fiume. Mi ricordo ce ne fu una a Pisa ed eravamo tutti in giro a guardare la piena del fiume. Il senso di comunità lo crea il grande cataclisma, non per forza distruttiva, ma qualcosa che la natura fa di grosso.

“Io e te” parla di un amore che resta anche oltre la fine. Pensi che un amore possa continuare a esistere anche quando finisce?
Qui ci vorrebbero tante parole per definire l’amore e le sue sfumature. Però si, restano degli strascichi. Per esempio nei confronti di una mia ex provo un amore fraterno, un senso di famiglia. Credo che l’indifferenza non ci possa essere, se c’è stato qualcosa di importante anche se è finita male o in maniera grigia.

Che senso dai all’amore ora a trenta anni sia nella tua personale che artistica?
Inizia a piacermi sempre di più. Da piccolo ero molto più scettico. Se mai il mio progetto dovesse esplodere, tireranno fuori dell’interviste in cui dico: No, l’amore non esiste. Cosa che ha anche un senso. Però ho un rapporto migliore con l’amore. Io sono un fan dell’amore che rimane un po’ fresco. Da poco ho litigato con la mia fidanzata e sono contento di averci litigato. E’ bello, magari litighi, rimescoli tutto, dici la verità. Anche se senti cose delle negative, delle volte penso: Che bello sto sentendo delle cose negative, mi sento vivo. La trovo bella questa cosa.

Il terzo album seguirà questa stessa direzione emotiva? E ci saranno date per ascoltare presto questi brani dal vivo?
Presto inizieremo a comunicare tutto e poi inizieranno ad uscire le nuove canzoni. I brani di questo EP troveranno spazio nel mio terzo album, portando avanti la stessa direzione emotiva.

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